Cannes, il bacio di Cassel e la fidanzata sul red carpet tra le polemiche di Farhadi

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sulla croisette, che per nove giorni diventa l’ombelico del mondo cinematografico, l’attenzione si polarizza sempre tra lo sfarzo delle passerelle e le parole che, talvolta, riescono a bucare il rumore dei flash. E così, alla presentazione di “Histoires parallèles” (“Parallel Tales”), l’ultima fatica del regista iraniano Asghar Farhadi – due Oscar in bacheca e un’assenza dalle scene durata cinque anni –, il tappeto rosso ha regalato l’immagine che subito fa il giro del web: Vincent Cassel, attore francese dal carisma ruvido, ha letteralmente fatto impazzire i fotografi abbracciato alla sua compagna, la modella brasiliana Narah Baptista. I due, mano nella mano, si sono scambiati un bacio tenero proprio davanti alla scalinata storica del Palais des Festivals, incantando i presenti e spostando per un istante i riflettori sulle pieghe di un glamour che, a Cannes, non stanca mai.

Il cast stellare e l’arrivo dei protagonisti

A sfilare accanto a Cassel – che ha ritrovato sul red carpet la fedele Isabelle Huppert – c’erano anche Catherine Deneuve, Pierre Niney, Virginie Efira, Adam Bessa e India Hair: un parterre di nomi capaci di riempire da solo una serata di gala. Loro, tutti riuniti per sostenere la pellicola in concorso, diretta da quel Farhadi che, da quando ha lasciato l’Iran nel 2023 – dopo le proteste seguite alla morte di Mahsa Amini –, vive un rapporto complesso e doloroso con la sua terra d’origine. Nessuno, tra i presenti, ha però potuto ignorare il peso delle dichiarazioni rilasciate dal regista a margine dell’evento. Mentre i riflettori illuminavano i veli e gli smoking, lui ha scelto di raccontare quello che ha visto con i propri occhi: “Ero a Teheran la scorsa settimana – ha detto – e ho assistito a due avvenimenti tragici durante la post-produzione di questo film. La morte di numerosi innocenti, civili e bambini, durante l’attacco subito dall’Iran”.

La tragedia iraniana irrompe sulla Croisette

Parole pesantissime, quelle di Farhadi, che hanno trasformato la conferenza stampa in un momento di cronaca nera – raccontata con il consueto rigore – senza però scadere nel dettaglio esplicito. Lui, che nel 2021 aveva vinto proprio qui il Prix speciale della giuria con “Un eroe” (girato in patria), oggi non può più tornare a lavorare in Iran con la stessa leggerezza. Ha descritto un massacro di innocenti e dissidenti, accaduto nell’ultimo mese, senza nascondere l’orrore ma nemmeno cedere alla retorica. Un intervento che, per chi segue il festival da anni, riporta alla mente altre edizioni segnate dal dissenso politico. Eppure, a differenza di altri eventi, qui non ci sono state contestazioni sul tappeto rosso: Cassel e Baptista hanno continuato a sorridere, Huppert ha posato con la consueta eleganza glaciale, e i fotografi hanno continuato a gridare “guardate qua”. Una frattura, quella tra il luccichio della ribalta e il sangue raccontato dal regista, che a Cannes sembra ormai una seconda natura.

Un bacio, una guerra lontana e il cinema che guarda altrove

Del resto, è proprio questo il paradosso del festival più famoso del mondo: da una parte la cronaca rosa – con la fidanzata di Cassel, Narah Baptista, che incanta in un abito scintillante – e dall’altra le dichiarazioni di un artista che ha visto bambini morire sotto i bombardamenti. Farhadi non ha chiesto solidarietà né ha lanciato appelli generici: si è limitato a esporre i fatti, quelli che ha toccato con mano a Teheran. E mentre gli attori si concedevano ai flash sul red carpet, lui ricordava che “due tragedie sono avvenute nel mio Paese mentre finivo il montaggio”. Nessuna conclusione, nessun giudizio sulle reazioni altrui. Solo la giustapposizione, brutale e vera, di un bacio rubato e di un massacro di innocenti. Perché a Cannes, si sa, tutto può accadere nella stessa serata: perfino che un regista iraniano, due volte premio Oscar, usi la passerella più patinata del mondo per parlare di un Paese che sanguina.

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