Omicidio Bakari Sako, fermato il sesto componente della baby gang

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il cerchio investigativo attorno all’aggressione che, all’alba del 9 maggio scorso, è costata la vita a Bakari Sako, bracciante agricolo di 35 anni originario del Mali, sembra potersi dire chiuso. La Squadra Mobile di Taranto, su disposizione della procuratrice Eugenia Pontassuglia e della sua sostituta Paola Ranieri, ha infatti notificato un nuovo provvedimento restrittivo – l’ultimo, in ordine di tempo – che ha portato al fermo del sesto presunto partecipante a quel pestaggio culminato con tre coltellate inferte all’uomo in piazza Fontana, nel cuore della Città Vecchia.

Un 22enne del centro storico, il secondo maggiorenne del gruppo

Il giovane fermato, residente proprio nel rione dove si è consumato l’omicidio, ha ventidue anni e rappresenta, all’interno del gruppo accusato, l’elemento anagraficamente più maturo. Si tratta del secondo maggiorenne identificato dagli inquirenti: prima di lui, ne erano già finiti nella rete altri cinque, quattro dei quali minorenni, tutti raggiunti da un’accusa di omicidio aggravato da futili motivi. La sua posizione, come quella degli altri, verrà ora vagliata dal giudice per le indagini preliminari, ma il fermo – operato dagli uomini del dirigente Antonio Serpico – suggerisce che le indagini abbiano ricostruito con un margine di dettaglio piuttosto serrato la dinamica dell’aggressione.

L’indagine della Mobile e il ruolo della Procura

La mole di elementi raccolti, inevitabilmente fitta di testimonianze e riscontri tecnici, ha consentito alla Procura di Taranto di emettere il provvedimento senza particolari esitazioni, come si evince dalla sequenza temporale dei fermi. Delle sei persone sottoposte a restrizione, solo due hanno dunque superato la maggiore età; le altre – quattro minorenni – rispondono allo stesso capo d’imputazione davanti al tribunale per i minorenni. I pubblici ministeri hanno sostenuto con decisione la tesi della violenza gratuita e sproporzionata, circostanza che, se confermata in sede processuale, potrebbe pesare in modo determinante sul trattamento sanzionatorio.

Cronaca nera e sviluppo giudiziario: il quadro dei fermati

Non si conoscono, al momento, i dettagli del ruolo specifico che gli inquirenti attribuiscono a questo ventiduenne all’interno del branco; ciò che emerge dagli atti è la sua piena inclusione nel novero dei partecipanti all’azione violenta, quella stessa azione che ha ridotto in fin di vita Bakari Sako, lasciandolo esanime sull’asfalto della piazza. La Squadra Mobile ha lavorato senza soluzione di continuità dall’indomani del delitto, mettendo a frutto un’impostazione classica dell’investigazione – intercettazioni, immagini di videosorveglianza e dichiarazioni di chi ha visto o sentito – che ha permesso di evitare, in questa fase, la dispersione di prove o la fuga dei sospettati. Nessuno di loro, va detto, ha fornito finora una versione dei fatti che possa considerarsi compiutamente collaborativa, se si eccettuano generiche ammissioni di presenza sulla scena.

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