Claudio Baglioni fa risuonare «Strada facendo» tra i banchi del Senato
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Redazione Interno
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La musica, quella che sembra talvolta capace di comporre temporanee tregue anche nei luoghi più divisivi, domenica ha varcato il portone di Palazzo Madama. Nell’Aula senatoria, solitamente teatro di aspri dibattiti e che in queste ultime settimane, stretta nella morsa della discussione sulla legge di Bilancio, ha conosciuto toni particolarmente accesi sui nodi delle pensioni e del riscatto degli anni di studio, è calato per qualche ora un silenzio diverso. Un silenzio d’attesa, rotto poi dalle note di un pianoforte e dalla voce inconfondibile di Claudio Baglioni, ospite d’onore del tradizionale Concerto di Natale del Senato. Alla presenza del Presidente della Repubblica, di quello del Senato e delle altre Alte cariche dello Stato, l’artista romano, accompagnato dall’Orchestra e dal Coro del Teatro San Carlo, ha ripercorso alcuni dei suoi successi più amati, tessendo una trama sonora che per una sera ha vestito di melodia gli scranni parlamentari.
Una campanella che unisce i ricordi
Prima che il concerto avesse inizio, il presidente del Senato ha voluto sottolineare, con un accenno informale ma significativo alla “sua maglietta fina”, come certi simboli dell’immaginario collettivo, pur non essendo ufficialmente in scaletta, appartengano ormai al patrimonio emotivo comune. Un sentimento di appartenenza che la serata ha ulteriormente consacrato attraverso un gesto carico di simbolismo. Nel corso dell’evento, infatti, a Baglioni è stato conferito un riconoscimento particolare: la Martinella, la campanella storica del Senato, consegnata dalle mani del presidente del Senato. Quel piccolo oggetto, emblema dell’autorità dell’Assemblea, è stato subito reinterpretato dal cantautore con la leggerezza sapiente di chi sa parlare al cuore delle persone. “Potrebbe essere anche una ‘Jingle bell’”, ha osservato Baglioni facendola suonare dolcemente, fondendo così in un’unica immagine la solennità delle istituzioni e la festosità intima del periodo natalizio.
Non solo un evento isolato
L’esibizione di Baglioni, per quanto di straordinario impatto emotivo, non rappresenta un episodio isolato nella vita di Palazzo Madama. Quello del Concerto di Natale è ormai un appuntamento consolidato, un momento in cui la politica, per una volta, cede il proscenio all’arte. Ma la storia recente dell’Aula conosce altre occasioni, seppur più rare, in cui la sua maestosa architettura ha fatto da cornice a performance musicali di carattere privato o riservato a un pubblico selezionato. Questi eventi, dei quali non si diffondono i dettagli ma dei quali rimane traccia nella cronaca delle istituzioni, disegnano un filo sottile che lega il potere legislativo al mondo della cultura, suggerendo come i palazzi del governo non siano monoliti chiusi, ma spazi che a intermittenza sanno aprirsi e accogliere linguaggi diversi.
La forza di un repertorio condiviso
Ciò che rende unici simili momenti, al di là del protocollo e della cornice istituzionale, è proprio la capacità della musica di agire come un comune denominatore. Quando le note di brani come “Strada facendo” hanno riempito l’emiciclo, il significato delle parole ha oltrepassato i confini della canzone per toccare corde più profonde e personali in ciascuno degli ascoltatori, al di là del ruolo che quotidianamente ricoprono. È in queste sincronie, per quanto effimere, che si ritrova un sentire condiviso, una pausa di respiro in cui le divisioni si attenuano. La serata si è così conclusa non con un dibattito, ma con un applauso che ha riconosciuto, attraverso l’artista, il valore di un patrimonio musicale che da decenni accompagna le vite di molti.




