Le orecchie di re Carlo, i popcorn di William e il libro che agita Buckingham Palace

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La pubblicazione di Canto del Cigno. Diana, mia sorella, il memoir firmato da Charles Spencer, nono conte Spencer e fratello minore di Lady Diana, ha riacceso i riflettori su una delle fratture più profonde nella storia recente della famiglia reale britannica. Il volume, arrivato nelle librerie italiane per Mondadori a quasi trent'anni dalla scomparsa della principessa, alterna ricordi d'infanzia a rivelazioni che hanno provocato una reazione formale da parte di Buckingham Palace.

Tra le pagine più discusse, Spencer sostiene che il padre John, allora visconte di Althorp, avrebbe avuto in gioventù una relazione con colei che sarebbe poi diventata regina Elisabetta II, un legame che sarebbe stato stroncato dall'intervento di lord Louis Mountbatten.

La tesi sul padre e il presunto veto di Mountbatten

Secondo la ricostruzione di Spencer, Mountbatten avrebbe convocato John Spencer per intimargli di abbandonare qualsiasi aspirazione sentimentale nei confronti della futura sovrana, probabilmente per spianare la strada al nipote, il principe Filippo di Edimburgo. «Se la nascente storia d'amore che mio padre aveva con la regina Elisabetta II fosse progredita fino al matrimonio, Diana non sarebbe mai nata, e nemmeno il principe Carlo», scrive il conte nel libro.

La cronologia storica, tuttavia, appare problematica: quando John Spencer entrò al servizio di Elisabetta II come scudiero, nel 1950, la monarca era già sposata da anni con Filippo ed era madre di Carlo e Anna. I diari di Alathea Fitzalan Howard, amica d'infanzia della principessa Elisabetta, confermano che Filippo era l'unico interesse sentimentale della futura regina fin dall'adolescenza.

La telefonata dopo la morte di Diana e la replica di Palazzo

Il cuore della polemica riguarda però un episodio successivo alla tragedia di Parigi del 31 agosto 1997. Spencer sostiene che, in una telefonata ricevuta dall'allora principe Carlo nei giorni immediatamente seguenti la morte della principessa, il futuro sovrano avrebbe pronunciato parole gelide: «State tranquilli, la dimenticheremo abbastanza presto».

Buckingham Palace ha replicato senza entrare nel merito della frase attribuita a Carlo, mettendo piuttosto in dubbio l'attendibilità del ricordo: «Il dolore per la perdita di una sorella può offuscare la ragione, influenzare la capacità di giudizio e alterare i ricordi», si legge nella nota diffusa da Palazzo. Spencer ha respinto l'obiezione con fermezza, dichiarando alla Bbc di essere stato «estremamente attento» a ciò che Carlo diceva e di aver raccontato all'epoca la conversazione a familiari e amici perché la considerava «talmente mostruosa».

Il biografo reale Robert Hardman ha definito la ricostruzione di Spencer «del tutto inverosimile», ricordando di aver visto personalmente un principe Carlo «devastato dall'emozione» durante il funerale a Westminster Abbey.

Il corteo funebre e il giudizio sui figli di Diana

Spencer contesta anche la decisione di far camminare William e Harry, allora rispettivamente quindicenne e dodicenne, dietro il feretro della madre. Nel libro racconta di aver espresso il proprio dissenso a Carlo durante quella stessa telefonata, provocando la reazione irritata dell'allora erede al trono. William e Harry hanno più volte descritto pubblicamente quel corteo come uno dei momenti più traumatici della loro vita, un'esperienza che li ha segnati in profondità.

La posizione di Spencer, tuttavia, non ha trovato sostegno unanime nemmeno all'interno della famiglia allargata: secondo quanto riferito, le sorelle maggiori Sarah McCorquodale e Jane Fellowes sarebbero rimaste «molto, molto sorprese» dalle rivelazioni contenute nel memoir.

I popcorn di William e il silenzio di corte

Mentre il libro scatenava il dibattito pubblico, il principe William ha scelto una strategia di silenzio assoluto. Nel corso di una visita all'ActOne Cinema di Acton, nel west di Londra, l'erede al trono ha servito popcorn ai presenti e posato per le fotografie dietro il bancone, ignorando le domande dei giornalisti che gli chiedevano se avesse letto il memoir dello zio. La scena, immortalata dalle agenzie, mostra William sorridente mentre riempie i cartocci, un'immagine che contrasta con la tempesta mediatica scatenata dalle rivelazioni del conte.

La tattica del silenzio è coerente con il motto attribuito alla monarchia britannica, «never complain, never explain», già invocato da Vittorio Sabadin, storico dei Windsor, per prevedere l'assenza di repliche dirette da parte di Carlo III.

Le reazioni nel Regno Unito e il giudizio degli storici

L'uscita del volume ha diviso l'opinione pubblica britannica. sui social network si alternano messaggi di sostegno a Spencer, con utenti che si dichiarano «orgogliosi» del suo coraggio nel difendere la memoria della sorella, e voci critiche che accusano il conte di cercare visibilità o di voler vendere copie approfittando del cognome che porta.

Lo storico della famiglia reale Vittorio Sabadin ha definito il libro «una forzatura evidente», priva di prove documentali e basata sul «sentito dire», ipotizzando che la pubblicazione possa essere legata anche alle difficoltà economiche della tenuta di Althorp, nel Northamptonshire. Robert Hardman ha liquidato l'opera come «una forma di terapia personale resa pubblica», escludendo conseguenze durature per la corona: il pubblico conosce Carlo da decenni e difficilmente il racconto di Spencer potrà alterarne la percezione consolidata.

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