Stan Wawrinka, il veterano del tennis mondiale, ha annunciato che il 2026 sarà il suo ultimo atto agonistico, fissando così la scadenza di una carriera straordinaria, costellata di trionfi inattesi e caratterizzata da una determinazione fuori dal comune.
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Redazione Sport
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Con un post pubblicato sui suoi canali social, il tennista svizzero ha utilizzato una metafora efficace per comunicare la decisione ai suoi sostenitori: "Ogni libro ha bisogno di una fine. È tempo di scrivere l’ultimo capitolo della mia carriera da tennista professionista". La scelta, definita come "one last push", ovvero un'ultima spinta, arriva mentre Wawrinka, che oggi ha quarant'anni, occupa la 157ª posizione del ranking ATP, un dato che però rischia di offuscare la statura di un campione capace, nel corso di quasi due decenni nel circuito maggiore, di infrangere i pronostici e sfidare l'egemonia dei Big Four. La sua carriera, infatti, non si legge in una classifica momentanea ma nella solida collezione di trofei che ha saputo costruire, raggiungendo l'apice in quei tornei che contano di più.
Un palmarès costruito contro ogni pronostico
Il percorso di Wawrinka, il cui rovescio ad una mano è passato alla storia come uno dei colpi più potenti e spettacolari mai visti, è la dimostrazione di come il talento, unito ad una ferrea volontà, possa emergere anche in un'epoca dominata da fenomeni assoluti. Il suo palmarès, che include sedici titoli ATP, brilla in particolare per tre vittorie nei Major, conquistate tutte dopo i ventotto anni, un'età in cui molti giocatori iniziano a declinare. A Melbourne, nel 2014, si impose nell'Australian Open, per poi bissare il successo, l'anno seguente, sulla terra rossa di Parigi al Roland Garros e completare la trilogia nel 2016 agli US Open di New York. A questi trionfi individuali, che lo hanno reso uno dei pochi tennisti in attività ad avere vinto almeno tre titoli del Grande Slam, vanno aggiunti il successo in doppio, in coppia con Roger Federer, alle Olimpiadi di Pechino 2008 e la vittoria nella Coppa Davis del 2014 con la nazionale svizzera.
L'eredità di un giocatore atipico
La sua parabola, segnata da periodi di altissima competitività alternati a fasi più opache e da ricorrenti problemi fisici che ne hanno minato la regolarità della prestazione, riflette l'essenza di un atleta complesso e mai scontato. Wawrinka, che raggiunse la terza posizione mondiale, ha sempre giocato con un approccio potente e risoluto, basando il suo tennis su un gioco di fondocampo aggressivo e sul celeberrimo rovescio cross, un'arma letale che gli ha permesso di chiudere punti decisivi in condizioni di pressione estrema. La sua figura, spesso percepita come in ombra rispetto a quella del connazionale Federer, ha saputo ritagliarsi uno spazio autonomo e di grandissimo rispetto, guadagnandosi l'ammirazione degli addetti ai lavori e del pubblico per la genuinità della sua espressione sportiva e per la capacità di rialzarsi dopo momenti difficili.
Il percorso verso l'addio
L'annuncio, che giunge con un preavviso di due stagioni, lascia intendere una volontà precisa: quella di prepararsi psicologicamente e fisicamente a un congedo all'altezza della sua storia. Wawrinka ha chiarito di voler "superare i propri limiti" e concludere "nel migliore dei modi", indicando quindi che i prossimi anni non saranno una semplice marcia di avvicinamento al ritiro ma un'ultima, autentica, pretesa di competitività. Il suo obiettivo, dunque, non sembra essere una tournée di saluti ma l'ennesima prova di carattere, cercando di spremere fino all'ultimo le sue energie in un circuito sempre più giovane e fisicamente esigente. La decisione di comunicare con così largo anticipo la fine del suo percorso permette anche ai tifosi di apprezzare consapevolmente le sue ultime apparizioni, trasformando ogni suo match in una tappa verso il commiato definitivo dallo sport che lo ha reso celebre.




