Addio alla carta d’identità cartacea: dal 3 agosto 2026 niente sarà più come prima
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Redazione Interno
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C’è una data che tutti i cittadini italiani, e in particolar modo quei diciotto mila residenti a Bergamo che ancora non l’hanno fatto, dovrebbero segnare in rosso sul calendario: il 3 agosto 2026. Da quel momento, le carte d’identità in formato cartaceo, anche quelle che riportano una scadenza successiva, cesseranno di esistere agli occhi della legge, una scomparsa che non ammette deroghe e che è stata stabilita in ottemperanza al Regolamento UE n. 1157 del 2019, quella normativa, per intenderci, che ha imposto standard di sicurezza uniformi e infungibili per tutti i documenti di riconoscimento dei paesi membri. Il vecchio foglio plastificato, talvolta logoro e ormai lontano parente di quei tesserini con microchip che il resto d’Europa utilizza da anni, non potrà più essere esibito né per l’identificazione in sede di pratica burocratica, né tantomeno per varcare i confini nazionali, nemmeno quelli svizzeri o di quei paesi con cui l’Italia aveva in passato stipulato accordi. La scadenza, come hanno tenuto a precisare dal Viminale con una circolare ad hoc, è tassativa e prevale su qualsiasi altra indicazione stampata: significa che il documento cartaceo, di fatto, morirà collettivamente quel giorno.
Una corsa contro il tempo tra uffici anagrafe e aperture straordinarie
L’operazione, che coinvolge milioni di italiani, richiederà un passaggio obbligato alla Carta d’Identità Elettronica, la Cie, quel supporto in policarbonato che oltre a identificare la persona contiene dati biometrici e il codice fiscale, e che permette, una volta attivata, di accedere anche ai servizi digitali della pubblica amministrazione. Per far fronte all’onda lunga delle richieste, e per evitare il classico assalto dell’ultima settimana, molti comuni si stanno attrezzando con iniziative mirate: è il caso di Capoterra, dove l’amministrazione guidata dal sindaco Beniamino Garau ha organizzato per sabato 14 marzo un open day, con gli uffici dei Servizi demografici aperti dalle nove del mattino fino alle quattro del pomeriggio, un’occasione, questa, per chi lavora o ha impegni durante la settimana e non riuscirebbe mai a trovare uno spiraglio per presentarsi allo sportello. L’idea, come hanno spiegato dalla cittadina sarda, è quella di tagliare i tempi di attesa e semplificare la vita a chi deve ancora mettersi in regola, offrendo un servizio senza la necessità di un appuntamento prenotato, cosa che in situazioni di normalità intasa le agende. Lo stesso problema si pone, guarda caso, anche per i residenti all’estero iscritti all’Aire, che dal primo giugno potranno finalmente rivolgersi a qualsiasi comune italiano, ma che fino a quella data dovranno passare attraverso i canali consolari, con tutte le difficoltà del caso.
I numeri della transizione e l’importanza di non lasciarsi sorprendere dall’estate
L’allarme, se così vogliamo chiamarlo, è stato lanciato in particolare per chi vive a Bergamo, dove la platea degli interessati, secondo le stime, si aggira attorno ai diciotto mila individui, un numero non trascurabile se si considera la mole di lavoro che ricadrà sugli uffici comunali nei prossimi mesi. Ma il problema non è solo statistico: la scadenza del 3 agosto cade in piena estate, nel cuore della stagione delle partenze e delle vacanze, e chi fosse ancora sprovvisto del nuovo formato si troverebbe nella sgradevole situazione di non poter utilizzare il proprio documento per un viaggio magari programmato da tempo, nemmeno per una gita a Nizza o a Barcellona. Le vecchie carte cartacee, va detto, non saranno più riconosciute come documento di viaggio valido all’interno dell’Unione, e questo comporterebbe il fermo al gate o, peggio, il respingimento in frontiera, un rischio che le amministrazioni locali stanno cercando di scongiurare con una campagna di comunicazione martellante. A Trento, per esempio, hanno già attivato un numero telefonico dedicato e stanno per inviare lettere personalizzate a domicilio, mentre in altre città si pensa a sportelli aggiuntivi e aperture straordinarie nei fine settimana, proprio per agevolare chi deve rinnovare e non vuole ritrovarsi spiazzato all’ultimo momento.
La procedura e i costi per ottenere il nuovo documento
Ottenere la Cie, al di là delle code e della pazienza necessaria per accaparrarsi un appuntamento, è una procedura ormai rodata: ci si reca all’anagrafe del proprio comune, muniti di una fototessera recente, del codice fiscale e del vecchio documento, e dopo aver pagato il corrispettivo di 16,79 euro, più eventuali diritti di segreteria che variano da amministrazione ad amministrazione, si procede con la rilevazione delle impronte digitali, un passaggio obbligato per i maggiorenni. La carta fisica, prodotta dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, non viene consegnata subito, ma arriva per posta al domicilio del richiedente entro sei giorni lavorativi, un lasso di tempo, questo, che va tenuto in considerazione se si hanno impegni urgenti. Nel frattempo, come fanno notare in molti, è bene ricordare che per l’identificazione in Italia, in attesa della nuova carta, si può sempre utilizzare il passaporto o la patente di guida, entrambi ancora validi, ma che per espatriare non c’è alternativa al possesso della Cie o, appunto, del passaporto stesso. Il problema, semmai, si pone per i minori, che non hanno la patente e per i quali il vecchio documento cartaceo, fino al 2 agosto, resta l’unico Titolo valido, insieme al passaporto, per i viaggi. La macchina organizzativa, comunque, è partita, e i comuni si stanno attrezzando per assorbire la domanda, con l’obiettivo dichiarato di accompagnare tutti i cittadini verso questo cambio epocale, che segna la fine di un’epoca e l’ingresso definitivo nell’era dell’identità digitale.




