Stretta sulle keybox per gli affitti brevi, ma i controlli continuano a essere problematici
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Redazione Interno
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In diverse zone della città, soprattutto in Città Alta, le keybox – quelle piccole scatole affisse ai muri, munite di un codice e contenenti un mazzo di chiavi per accedere alle case vacanza – sono diventate una presenza sempre più comune. Tuttavia, una recente circolare del capo della polizia ha imposto una stretta su questo sistema, obbligando chi affitta stanze o appartamenti per periodi brevi a identificare personalmente gli ospiti. Questa misura, giustificata dalla necessità di garantire maggiore sicurezza in vista del Giubileo, ha suscitato diverse reazioni.
Giambattista Scivoletto, fondatore di Bed-and-breakfast.it, ha criticato la normativa, sottolineando come l'obbligo di segnalazione giornaliera degli ospiti e il riconoscimento di persona penalizzino i piccoli host. Nonostante ciò, il numero di locazioni brevi continua ad aumentare, con stime che prevedono l'arrivo di 30-35 milioni di turisti in Italia per il Giubileo.
Confedilizia ha evidenziato che il check-in può essere effettuato anche tramite smartphone, riducendo così l'impatto delle nuove regole. Tuttavia, la circolare del Ministero dell'Interno, che interpreta l'articolo 109 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, prevede che alberghi e strutture ricettive, così come i locatori di immobili per periodi inferiori a trenta giorni, possano dare alloggio esclusivamente a persone munite di carta d'identità o altro documento idoneo ad attestarne l'identità.
La questione delle keybox, quindi, si inserisce in un contesto più ampio di regolamentazione degli affitti brevi, che vede da un lato la necessità di garantire la sicurezza e dall'altro le difficoltà pratiche di attuazione delle nuove norme.




