Influenza in netto calo, ma l'ombra di altri virus respiratori si allunga sui più piccoli

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’onda lunga della stagione influenzale 2025-2026, che aveva portato a letto milioni di italiani, mostra ormai chiari segni di riflusso. I dati aggiornati della rete di sorveglianza RespiVirNet, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità e riferiti alla settimana dal 16 al 22 febbraio, dipingono il quadro di un’epidemia in fase di esaurimento, con un’incidenza delle infezioni respiratorie acute scesa a 7,6 casi ogni mille assistiti, in calo rispetto agli 8,6 della settimana precedente. Un dato, questo, che si traduce in circa 419mila nuovi casi stimati nell’arco di sette giorni, portando il consuntivo totale dall’inizio della sorveglianza a sfiorare i 12,2 milioni di cittadini colpiti da forme più o meno serie di affezioni delle vie respiratorie. Se la curva generale appare in discesa, e in molte Regioni l’intensità è ormai classificata come bassa se non addirittura basale, la fotografia scattata dal bollettino settimanale rivela però una complessità che merita un’analisi più approfondita, laddove il termine “influenza” finisce per racchiudere una galassia di patogeni con dinamiche talvolta persino opposte.

Oltre l'influenza, la miriade di altri agenti patogeni in circolazione

La diminuzione dei contagi, infatti, non è uniforme né tantomeno racconta l’intera storia di questa fase epidemica. Se il virus influenzale classico, quello di gran lunga predominante per tutta la stagione, sta arretrando in modo significativo – e lo testimoniano i tassi di positività in calo sia nella comunità che nei flussi ospedalieri –, altri virus respiratori stanno approfittando di questo spazio per mantenere alta la loro attività. Il bollettino dell’Iss segnala in particolare una circolazione ancora sostenuta del virus respiratorio sinciziale, meglio noto come Vrs, e dei rhinovirus, agenti eziologici del comune raffreddore ma non per questo sempre banali. Questa co-circolazione, che gli esperti del dipartimento di Malattie Infettive monitorano con attenzione, contribuisce a mantenere un plateau di infezioni che, pur non raggiungendo i picchi di dicembre, impediscono un azzeramento del fenomeno. Si tratta di una dinamica per certi versi attesa in questa fase di transizione stagionale, ma che assume contorni specifici a seconda dell'età della popolazione presa in esame.

La lente d'ingrandimento sui bambini, serbatoio di infezioni resistenti

Il dato forse più significativo, e che merita di essere isolato dall’andamento generale, riguarda la fascia dei bambini al di sotto dei cinque anni. Se è vero che l'incidenza complessiva cala, è altrettanto vero che nei più piccoli il numero di infezioni respiratorie acute rimane strutturalmente più elevato rispetto al resto della popolazione, confermando il ruolo dei bimbi come principali recettori e diffusori dei virus respiratori in ambito familiare e comunitario. Il calo, in questa coorte, è molto più lento e fisiologicamente contrastato dalla maggiore suscettibilità alle infezioni. I pediatri di famiglia, nei loro ambulatori, continuano a osservare una casistica importante di sindromi respiratorie dovute non tanto al virus influenzale, quanto appunto a Vrs e rhinovirus, che nei lattanti e nei bambini molto piccoli possono causare quadri clinici anche di una certa rilevanza, come bronchioliti e laringotracheiti. Una situazione, questa, che impone di non abbassare la guardia nemmeno quando l'epidemia influenzale può dirsi ormai alle spalle.

La fotografia a colori delle varianti e il profilo dei casi gravi

A completare il mosaico della stagione in chiusura ci pensano le analisi di laboratorio sulla tipizzazione dei virus, le quali restituiscono un quadro in evoluzione anche nel dettaglio microscopico. Per tutta la prima parte della stagione, il ceppo A/H3N2, in particolare nella sua variante K, ha dominato la scena nella comunità, mentre nei reparti ospedalieri si è osservata una presenza più equilibrata con l'A/H1N1pdm09. Nell'ultima rilevazione, questa sostanziale parità sembra mantenersi, segno di una circolazione virale ormai stabile. Parallelamente, prosegue la sorveglianza sulle forme gravi e complicate di influenza, che richiedono il ricovero ospedaliero: il numero di questi casi è in diminuzione rispetto allo stesso periodo della stagione precedente, e tra questi, la stragrande maggioranza – come ormai consueto – riguarda persone che non avevano aderito alla campagna vaccinale. Un dato, quest'ultimo, che gli infettivologi leggono come un monito silenzioso, in filigrana, sull'importanza della prevenzione, sebbene la pressione sui nosocomi risulti oggi in netto alleggerimento.

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