Solidarietà a Giulia Sorrentino, cronista insultata durante il corteo a Milano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un episodio di violenza verbale e intimidatoria, che nulla ha a che vedere con il diritto di manifestare, ha colpito a Milano una giornalista impegnata a svolgere il proprio lavoro. La cronista del Giornale, Giulia Sorrentino, è stata infatti presa di mira, aggredita con insulti definiti "disgustosi" e cercata di allontanare con la forza dal corteo in sostegno dei membri dell'associazione benefica palestinese sotto inchiesta, i cui componenti sono stati trasferiti in carceri di massima sicurezza. "Fuori i sionisti dal corteo" e "questa faccia di m... qui non ci deve stare", sono alcune delle frasi urlate contro di lei da una parte dei manifestanti, in un clima teso che ha immediatamente varcato i confini della piazza per approdare nel dibattito politico.

Le reazioni politiche dell'area di governo

L’episodio, che segue di poco la presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti, ha suscitato una immediata ondata di condanne da parte degli esponenti del centrodestra, i quali hanno parlato di un fatto "gravissimo e inaccettabile". Un portavoce di Fratelli d'Italia, attraverso le parole di un parlamentare, ha espresso "piena solidarietà" alla giornalista, sottolineando come l'aggressione rappresenti un "vergognoso tentativo dei soliti violenti antidemocratici di sinistra" di mettere a tacere una professionista. La reazione, netta e senza sconti, ha messo in luce la lettura politica data all'accaduto, interpretato non come un caso isolato bensì come l'ennesima manifestazione di un clima di ostilità preordinata.

Un coro che va oltre gli schieramenti

Sebbene l'onda principale delle proteste sia partita dall'area governativa, c'è chi ha fatto notare come la solidarietà non si sia limitata a quel solo ambito. Alcuni esponenti del centrosinistra, infatti, hanno a loro volta condannato quanto accaduto, unendosi al coro di chi ritiene che la libertà di stampa e l'incolumità dei cronisti costituiscano un presidio non negoziabile, al di là di ogni appartenenza politica. Questo aspetto, per quanto minoritario nella narrazione complessiva, indica come su certi principi fondamentali – almeno a parole – possa talvolta crearsi un fronte trasversale, seppur non dichiarato in forma ufficiale o organizzata.

Il contesto dell'inchiesta giudiziaria

Il corteo durante il quale è avvenuta l'aggressione era stato convocato per protestare contro le decisioni della magistratura genovese, la quale, sospettando finanziamenti ad Al Fatah, ha portato agli arresti di diversi membri dell'associazione di solidarietà con il popolo palestinese e al loro successivo trasferimento in istituti di pena di massima sicurezza. I manifestanti, circa un migliaio, chiedevano a gran voce la liberazione degli arrestati, gridando slogan a sostegno di Mohammad Hannoun, Raed, Yaser e degli altri imputati, considerati "colpevoli" solo di solidarietà. È in questo quadro, già di per sé carico di tensione e di forti passioni politiche, che si è inserito l'attacco alla giornalista, divenuta il bersaglio simbolico di una rabbia che ha travalicato i confini della protesta specifica.

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