Trump e il "Big Beautiful Bill", il voto che divide i repubblicani
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Redazione Esteri
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Washington – Quella che doveva essere una marcia trionfale per il bilancio voluto da Trump si è trasformata in un labirinto di contraddizioni, capace di spaccare il Partito repubblicano. Il Big Beautiful Bill, come lo definisce il presidente, non è solo una manovra fiscale, ma un banco di prova per le ambizioni di un partito che fatica a conciliare l’ortodossia finanziaria con le promesse fatte a un elettorato sempre più polarizzato.
Al centro del dibattito c’è il vote-a-rama, una procedura senatoriali che, dal 1990, permette di presentare emendamenti a raffica, votandoli in successione senza lunghe discussioni. Una corsa contro il tempo, visto che Trump vuole la firma entro il 4 luglio, giorno in cui l’America celebra l’Independence Day. Ma i nodi, come spesso accade, vengono al pettine: se da un lato il testo rafforza i controlli alle frontiere e riduce i fondi al Medicaid, dall’altro rischia di penalizzare proprio quella classe operaia che ha sostenuto il presidente nelle ultime elezioni.
Non è la prima volta che i repubblicani si trovano divisi su questioni di bilancio, ma questa volta la posta è più alta. Il Bbb non è una semplice legge di spesa: è il simbolo di un’agenda politica che vuole lasciare il segno, mescolando tagli alle tasse per i ceti medi con misure di austerity che potrebbero avere ripercussioni sociali. E mentre al Senato si susseguono le votazioni, c’è chi comincia a chiedersi se il partito sia ancora in grado di trovare un equilibrio tra ideologia e pragmatismo




