Omicidio dell'Immacolata a Latina, fermati il 16enne nipote di "Romolo" e "Pescio" Di Silvio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un delitto maturato in poche ore, per un futile motivo, con l'aggravante della premeditazione. È il quadro contestato dalla Procura di Latina e dalla Procura per i Minorenni di Roma al sedicenne Di Silvio, nipote dei boss Giuseppe "Romolo" e Carmine Di Silvio, ritenuto l'esecutore materiale dell'omicidio di Ibrahim Dibba, il 27enne originario del Gambia ucciso la sera del 16 settembre in via XXIV Maggio, nei pressi della chiesa dell'Immacolata e del Villaggio Trieste.

Insieme a lui è stato fermato Ferdinando Di Silvio, 25 anni, detto "Pescio", figlio di Costantino "Patatone" Di Silvio, da anni detenuto per l'omicidio di Fabio Buonamano avvenuto nel 2010.

La ricostruzione degli inquirenti

Secondo quanto emerso dalle indagini della Squadra Mobile di Latina, guidata dal dirigente Giuseppe Lodeserto, il gruppo avrebbe attirato la vittima fuori dal Villaggio Trieste per tendergli un agguato. Alla base del gesto ci sarebbe un diverbio avvenuto il giorno precedente, legato a un mancato pagamento e a una compravendita di crack per circa venti euro. Durante la lite, il sedicenne avrebbe ricevuto uno schiaffo da Dibba e avrebbe deciso di vendicarsi.

Il giorno successivo, secondo la ricostruzione della Procura, sarebbe salito su un'auto insieme ad altre persone e avrebbe esploso diversi colpi di pistola calibro 9 contro il 27enne, colpendolo all'addome. La vittima era stata trovata in terra, già priva di coscienza. Il veicolo utilizzato, una Kia Picanto, sarebbe stato abbandonato poco dopo e ritrovato dagli investigatori.

Le accuse e il quadro indiziario

Gli inquirenti contestano al sedicenne l'omicidio volontario pluriaggravato dai futili motivi e dalla premeditazione, oltre alla detenzione e al porto illegale di arma da fuoco, all'esplosione di colpi in centro abitato e alla minaccia mediante arma. Le contestazioni riguardano anche la cessione di una quantità imprecisata di crack a una persona legata da relazione sentimentale alla vittima.

Il procuratore capo di Latina, Gregorio Capasso, nel corso di una conferenza stampa ha parlato di "un fatto di una gravità inaudita" che "crea un grave allarme sociale", sottolineando come la vicenda comprovi la presenza sul territorio di gruppi criminali ad alta pericolosità. La procuratrice aggiunta Luigia Spinelli ha evidenziato il grave quadro indiziario e il pericolo di fuga alla base dei provvedimenti di fermo.

Il contesto criminale di riferimento

Il sedicenne fermato è figlio di una nipote di Giuseppe "Romolo" Di Silvio, storico esponente del clan di Latina, condannato a 25 anni come esecutore materiale dell'omicidio di Fabio Buonamano, avvenuto il 26 gennaio 2010 in via Monte Lupone. Il delitto Buonamano maturò nell'ambito di una feroce lotta tra gruppi criminali per il controllo delle attività illecite, in una faida che aveva visto contrapporsi clan rom e gruppi emergenti non rom.

Ferdinando "Pescio" Di Silvio, fermato insieme al minorenne, è figlio di Costantino "Patatone" Di Silvio, condannato a 20 anni per il medesimo omicidio e detenuto con liberazione prevista nel 2038. Lo stesso "Pescio" era già stato arrestato in passato, a 18 anni per gli spari di via Moncenisio e successivamente nel 2020 nell'ambito dell'inchiesta della Dda denominata Movida Latina.

Le reazioni istituzionali e la manifestazione

A poco più di una settimana dal delitto, alcuni connazionali della vittima hanno promosso una manifestazione pacifica partita dalle autolinee e conclusa davanti al Comune di Latina. Una delegazione è stata ricevuta dalla sindaca Matilde Celentano nella sala De Pasquale. La prima cittadina ha espresso il proprio cordoglio e quello dell'amministrazione, ricordando di aver chiesto l'immediata convocazione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica subito dopo il delitto.

"La vita umana è il bene più prezioso che abbiamo", ha dichiarato la sindaca, aggiungendo che quando una giovane vita viene spezzata dalla violenza "è una sconfitta per l'intera comunità e per i valori stessi su cui si fonda la nostra convivenza civile". Nel corso dell'incontro la sindaca ha annunciato l'approvazione in giunta di nuovi progetti Sai per il Sistema di accoglienza e integrazione, impegnandosi a portare le istanze della delegazione all'attenzione del Prefetto e del Questore.

Il provvedimento normativo del 2025

Il sedicenne fermato era stato colpito nel 2025 dal decreto Caivano, il pacchetto di misure varato dal governo per rispondere al degrado e al disagio giovanile in alcune aree critiche del Paese. Il decreto, introdotto dopo i fatti di Caivano del 2023, prevede norme più rigide sulla responsabilità dei genitori, sanzioni fino a 1.032 euro per la mancata iscrizione scolastica e pene fino a due anni di reclusione in caso di mancata iscrizione del figlio.

Il provvedimento ha introdotto anche misure per accelerare la messa alla prova dei minori e ha esteso il Daspo urbano ai maggiori di quattordici anni, con percorsi di recupero che, se completati positivamente, portano all'estinzione del reato.

Le indagini in corso

Gli investigatori della Squadra Mobile di Latina proseguono le ricerche per rintracciare un terzo complice che, secondo la ricostruzione, sarebbe stato a bordo dell'auto insieme ai due fermati. Le indagini si avvalgono delle immagini delle telecamere di sorveglianza e delle testimonianze raccolte nelle ore successive al delitto. Il sedicenne è stato trasferito in un istituto penale per minorenni a Roma, mentre Ferdinando Di Silvio è stato portato in carcere a Latina.

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