Solidarietà con Gaza nel Giorno della Memoria, piazze blindate e cortei vietati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La scelta di scendere in piazza in solidarietà con la Palestina proprio nel Giorno della Memoria ha innescato, in diverse città italiane, una complessa partita tra il diritto di manifestare e le valutazioni di ordine pubblico delle autorità, con questure che hanno opposto divieti e dispiegato massicci dispositivi di sicurezza. A Cagliari, in particolare, l’atmosfera in piazza Garibaldi era tesa e silenziosa, un silenzio rotto soltanto dal ronzio dei motori delle volanti e dalle luci blu che lampeggiavano in un pomeriggio grigio; la piazza, completamente presidiata, appariva blindata in attesa di un corteo non autorizzato ma ugualmente annunciato, mentre tre cellulari della polizia controllavano gli accessi principali, blocchi che hanno di fatto svuotato l’area, trasformandola in un perimetro di attesa.

Le motivazioni di un corteo contestato

A spiegare le ragioni di quella manifestazione, voluta nonostante la commemorazione delle vittime della Shoah, è stato Pierluigi Caria, portavoce dell’associazione A Foras, il quale ha sottolineato come l’impegno fosse proprio quello di onorare tutte le vittime, affinché gli orrori del passato non si ripetano. “Ad Auschwitz entrarono i carri armati dell’Armata Rossa per liberare le vittime dei nazisti. A Gaza non succede”, ha dichiarato Caria, ponendo un parallelo che le autorità hanno considerato inaccettabile in quel giorno specifico, e attribuendo alle nazioni occidentali, colpevoli di armare e finanziare Israele, una responsabilità diretta. Il divieto imposto dalla Questura è stato da lui definito “assurdo”, poiché, a suo dire, le forze dell’ordine sarebbero scese “nel merito delle nostre posizioni politiche”, trasformando una decisione di ordine pubblico in una censura di contenuto.

Il copione ripetuto: divieti e tensioni

Un copione simile si è riproposto a Roma, dove il questore Roberto Massucci ha vietato una analoga manifestazione che sarebbe dovuta svolgersi davanti alla sede nazionale del Partito Democratico, in piazza Sant’Andrea delle Fratte, confermando una linea di estrema cautela, se non di chiusura, verso iniziative pubbliche di tale natura nella data simbolica del 27 gennaio. La decisione romana, come quella cagliaritana, ha spostato la protesta nella sfera del virtuale o della tensione latente, senza però azzerare del tutto episodi di contrapposizione diretta, come accaduto altrove. A Bologna, infatti, un gruppo di manifestanti con bandiere palestinesi ha cercato di disturbare la cerimonia ufficiale di deposizione della corona d’alloro, un atto che ha costretto il presidente della comunità ebraica locale, Daniele De Paz, a mantenersi a distanza, in un clima di profonda provocazione che ha offuscato il momento di raccoglimento.

Una giornata divisa tra memoria e attualità

Gli eventi di questa Giornata della Memoria hanno quindi delineato un panorama nazionale fratturato, dove il ricordo storico della Shoah è diventato, per alcuni, il punto di partenza per una denuncia contro ciò che viene percepito come un nuovo sterminio, e per le istituzioni un valore assoluto da proteggere da ogni possibile strumentalizzazione o confusione. Le piazze blindate, i cortei vietati e gli scontri simbolici davanti ai monumenti raccontano di un Paese che fatica a trovare una sintesi, mentre il conflitto a Gaza continua a riverberare le sue onde emotive e politiche anche in Italia, mischiando piani storici diversi e accendendo polemiche che vanno ben oltre la semplice gestione dell’ordine pubblico, toccando nervi scoperti della coscienza collettiva.

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