L’esercito russo sfonda le difese ucraine a Sloviansk e Kramatorsk: la guerra si fa sempre più dura nel Donbass
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Redazione Esteri
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L’avanzata russa nel Donbass continua inesorabile e, secondo quanto riferito dal capo di Stato maggiore delle Forze armate russe, Valery Gerasimov, le truppe di Mosca avrebbero ormai superato, in alcuni settori del fronte, la prima linea difensiva del complesso fortificato che protegge le città gemelle di Sloviansk e Kramatorsk.
Un'affermazione, quella del generale Gerasimov, che arriva direttamente da un centro di comando avanzato nei pressi delle linee di combattimento, dove il vertice militare ha tracciato un quadro dell’offensiva in corso su un arco di circa 160 chilometri, un fronte esteso che corrisponde sostanzialmente all’intera porzione settentrionale della regione di Donetsk ancora sotto il controllo di Kiev.
Le parole del capo di Stato maggiore, per quanto parziali e inquadrabili nella consueta narrazione bellica russa, trovano riscontro nelle dinamiche sul campo, dove da settimane si assiste a una pressione costante delle forze del Cremlino contro le linee nemiche, con l’obiettivo dichiarato di conquistare l’intero territorio regionale.
L’assedio alle porte di Sloviansk e gli attacchi su Kramatorsk
Secondo la ricostruzione fornita da Gerasimov, i reparti russi sarebbero giunti a circa quattro chilometri dalla periferia orientale di Sloviansk, mentre più a sud, nei dintorni di Kramatorsk, i combattimenti infuriano letteralmente all'interno del perimetro aeroportuale, a soli tre chilometri dal margine urbano.
Si tratta di distanze che, in termini militari, indicano un’incursione profonda nelle difese preparate dagli ucraini negli anni scorsi, un sistema di trincee, campi minati e postazioni fortificate che avrebbe dovuto rappresentare il baluardo principale contro un’avanzata terrestre su larga scala.
La circostanza che i russi siano riusciti a perforare questa cortina in più punti, pur senza ancora minacciare direttamente il centro abitato, getta nuova luce sulla tenuta del fronte orientale ucraino, già messo a dura prova nei mesi scorsi dalla caduta di Bakhmut e dalle pressioni su Avdiivka, e suggerisce che il comando di Kiev si trovi a dover gestire una fase critica, in cui la superiorità numerica e logistica dell’avversario si combina con l’uso massiccio di artiglieria e mezzi corazzati.
Attacchi aerei e raid quotidiani: il bilancio dei feriti a Sloviansk
Le conseguenze di questa offensiva si traducono, per la popolazione civile, in un stillicidio quotidiano di bombardamenti, come dimostra l’ennesimo raid russo che ha colpito la comunità di Sloviansk e la vicina Kramatorsk, provocando almeno quattro feriti e ingenti danni materiali.
Le immagini giunte dai soccorsi mostrano vigili del fuoco al lavoro tra le macerie di due condomini e sette abitazioni private, mentre fiamme alte divoravano garage e strutture agricole, costringendo più volte le squadre di emergenza a interrompere le operazioni per mettersi al riparo dal rischio di ulteriori attacchi, una minaccia resa concreta dalla presenza costante di droni da ricognizione e dall’impiego di munizioni a grappolo.
La protezione civile locale ha dovuto fare i conti con un panorama di devastazione che si ripete ormai con frequenza quotidiana, alimentando l’esodo di chi può permettersi di lasciare le proprie case e lasciando dietro di sé una città sempre più svuotata, ma non del tutto abbandonata, come testimonia la resistenza di chi sceglie di restare nonostante tutto.
La controffensiva ucraina a Lyman: droni e accerchiamento
Sul versante opposto del fronte, e precisamente nella zona settentrionale dell'area di Lyman, le forze di Kiev sembrano aver trovato una via per ribaltare le sorti dello scontro, almeno localmente, grazie a un’operazione condotta dal 3° Corpo d'armata ucraino, che sta spingendo verso nord e verso est con una controffensiva paziente e metodica.
L’obiettivo di questa manovra, alimentata da un uso intensivo di droni d’attacco e da un fuoco di artiglieria accuratamente diretto, è quello di tagliare le linee di rifornimento russe e, conseguentemente, di minacciare l’accerchiamento di centinaia di soldati del Cremlino, i quali si troverebbero così esposti a una trappola che potrebbe ripetere lo schema già visto nella scorsa estate, quando la liberazione di Lyman segnò una delle poche grandi vittorie ucraine in termini di manovra avvolgente.
I risultati di questa spinta, secondo fonti militari di Kiev, avrebbero già consentito di respingere le truppe russe fino a quindici chilometri in alcuni settori, un arretramento che, se confermato, dimostrerebbe come la mobilità e la tecnologia possano talvolta supplire alla disparità di mezzi pesanti, costringendo l’avversario a ripiegare su posizioni meno esposte per evitare il collasso logistico.
Druzhkivka sotto pressione: la città fantasma del Donbass
A poche decine di chilometri da Sloviansk, la città di Druzhkivka vive una condizione di assedio strisciante, con le forze russe ormai posizionate a pochi chilometri dal centro abitato, una distanza che rende il rumore dell’artiglieria un sottofondo costante per i pochi civili rimasti, i quali convivono con il ronzio ossessivo dei droni che sorvolano le strade e con lo spettacolo desolante di palazzi sventrati, auto bruciate e reti anti-drone tese tra i palazzi come unico segno di una difesa improvvisata.
La presenza di soldati ucraini tra le case superstiti trasforma ogni angolo in un potenziale obiettivo, e l’atmosfera che si respira è quella di una città che si sta lentamente svuotando, in attesa che l’onda dell’offensiva russa raggiunga anche questo lembo di territorio, mentre i combattimenti si frammentano in duelli a distanza e incursioni notturne.
L’intera regione, insomma, sembra avviarsi verso una fase di scontro sempre più ravvicinato, dove le linee del fronte si confondono con i quartieri residenziali e dove la manovra militare, con le sue accelerazioni e i suoi arresti, finisce per dettare i ritmi di una vita che ormai non ha più nulla di civile.
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