La Perla è salva, il marchio di lingerie passa a un miliardario americano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Bologna respira, e con lei le 210 operaie che fino a ieri temevano per il loro posto di lavoro. Nella sala Arci alla periferia della città, dove le dipendenti de La Perla si riunivano in assemblea, l’annuncio del salvataggio ha scatenato un’esplosione di sollievo. «Ce l’abbiamo fatta», hanno esclamato le sindacaliste, che hanno seguito la crisi dell’azienda passo dopo passo, tra vertenze fallimentari e incertezze.

A decretare la svolta è stato l’intervento del ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, che ieri ha confermato l’acquisto del marchio da parte di un investitore straniero, un miliardario americano il cui nome verrà reso noto il 10 giugno. L’accordo garantisce non solo la continuità produttiva nello stabilimento di via Mattei, ma anche il mantenimento di tutti i posti di lavoro, con l’aggiunta di 40 nuove assunzioni. Un esito che pochi, fino a qualche mese fa, avrebbero scommesso possibile, considerando le difficoltà finanziarie che hanno attanagliato l’azienda negli ultimi anni.

La Perla, simbolo dell’eccellenza italiana nel settore della lingerie di lusso, era finita più volte al centro di polemiche per le vicende giudiziarie legate ai suoi precedenti proprietari. Ora, però, la pagina sembra voltata. Quello che conta, oggi, è che il know-how artigianale delle lavoratrici bolognesi non vada disperso, e che il brand possa tornare a competere sui mercati internazionali.

Le operaie, molte delle quali con decenni di esperienza alle spalle, accolgono la notizia con cautela. «Speriamo che questa volta sia la volta buona», dicono, consapevoli che il vero lavoro inizia adesso. Il nuovo proprietario dovrà dimostrare di credere non solo nel valore del marchio, ma anche nelle persone che lo rendono tale. Intanto, il governo Meloni esulta per quello che viene presentato come un successo della sua politica industriale, anche se i dettagli dell’operazione restano ancora da chiarire.

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