Ecuador dice no a basi militari straniere e alla nuova costituzione, battuta d'arresto per Noboa
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Redazione Esteri
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Gli elettori dell'Ecuador hanno respinto con nettezza, in un referendum tenutosi di recente, due proposte cardine del presidente Daniel Noboa, infliggendo così una significativa battuta d'arresto alla sua agenda politica. I quesiti, che riguardavano la possibilità di autorizzare la gestione di basi militari da parte di nazioni straniere sul suolo nazionale e l'avvio di un iter per la stesura di una nuova Carta costituzionale, sono stati bocciati da circa il sessanta percento dei votanti. Un esito, questo, che non solo delinea la volontà popolare su temi di fondamentale importanza per la sovranità del Paese, ma che segna anche un momento di difficoltà per l'esecutivo, il quale, nonostante il largo consenso iniziale, si scontra ora con un pronunciamento contrario su punti programmatici di rilievo.
Il significato del voto e le implicazioni
La doppia sconfitta referendaria assume un peso particolare se si considera l'allineamento internazionale di Noboa, il quale mantiene rapporti molto stretti con l'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La proposta sulle installazioni militari, che molti osservatori leggevano come un'apertura verso Washington, è stata dunque nettamente rigettata da un elettorato che ha mostrato di voler preservare l'autodeterminazione del proprio Paese in materia di difesa. Allo stesso modo, l'ipotesi di riscrivere la Costituzione, un processo lungo e complesso che avrebbe potuto alterare gli equilibri istituzionali, non ha convinto la maggioranza dei cittadini chiamati alle urne, i quali hanno preferito confermare l'impianto normativo attuale.
Il contesto della consultazione
La consultazione popolare, voluta fortemente dal governo neoliberista, è arrivata a soli sette mesi dall'insediamento di Noboa, il quale aveva sottoposto al giudizio degli oltre tredici milioni di aventi diritto un pacchetto più ampio di quesiti. Oltre a quelli sulle basi e sulla Costituente, gli elettori si sono espressi, ad esempio, sulla riduzione del numero dei parlamentari e sull'eliminazione dei finanziamenti pubblici ai partiti. Tuttavia, sono proprio i due temi più caldi e politicamente rilevanti ad aver registrato l'esito contrario alle aspettative del Palazzo, evidenziando una frattura tra le intenzioni dell'esecutivo e il sentire della popolazione.
Uno sguardo d'insieme
Il risultato del referendum, al di là delle singole questioni tecniche, delinea un quadro politico in cui la popolarità del presidente non si è tradotta in un assenso automatico su scelte di grande impatto strategico. La netta preferenza per il "no" indica una certa prudenza, se non diffidenza, verso accordi che potrebbero limitare la sovranità nazionale e verso processi di riforma costituzionale percepiti forse come non prioritari o troppo onerosi. Si tratta di un voto che, nel suo complesso, impone una riflessione sull'indirizzo da dare alla politica estera e sulle vere necessità di modifica dell'architettura istituzionale del Paese.




