Poste-Tim, Labriola conferma l'autonomia dopo l'Opas
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Redazione Economia
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L'integrazione tra Poste Italiane e Tim entra nella fase operativa. Dopo la conclusione dell'Opas, i vertici delle due società si sono incontrati il 12 ottobre per avviare il programma industriale che dovrà dare concretezza alle sinergie annunciate al mercato. Un percorso nel quale la compagnia telefonica manterrà la propria autonomia, indipendentemente dall'eventuale uscita dalla Borsa.
Il messaggio ai dipendenti
A chiarirlo è Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim, in un messaggio inviato ai dipendenti dopo il confronto con il management di Poste Italiane. «Indipendentemente dal futuro assetto di quotazione, Tim resterà una società chiamata a operare autonomamente, con responsabilità industriali, gestionali ed economiche proprie», ha scritto il manager, riportando anche le parole dell'amministratore delegato di Poste, Matteo Del Fante, secondo cui la fase finanziaria dell'operazione può dirsi conclusa. «Comincia il progetto industriale. Un progetto che unisce competenze, infrastrutture e capacità complementari per creare valore e raggiungere i risultati economico-finanziari già annunciati al mercato», ha aggiunto Labriola, sottolineando che quella che si apre davanti alle due aziende è «una grande opportunità industriale» che spetta a tutti trasformare in valore.
Le due sfide e gli asset del progetto
Nel suo messaggio, l'amministratore delegato di Tim ha indicato due priorità per il lavoro comune. La prima è presidiare e sviluppare i mercati in cui le due società operano, dalla connettività alle tecnologie digitali, dai servizi finanziari alla logistica. La seconda riguarda il rafforzamento della relazione con i cittadini attraverso le applicazioni digitali e le reti fisiche, dai negozi agli uffici postali.
Labriola ha poi ricordato i tre elementi distintivi su cui poggia il progetto: una delle maggiori piattaforme clienti italiane, ottenuta combinando basi clienti, reti commerciali e canali digitali; il ruolo di Tim come unica telco italiana in linea con le ambizioni nazionali di sovranità digitale; e il backbone della rete, tre volte più esteso rispetto a quello dei concorrenti, che rafforza la resilienza del 5G standalone e offre un vantaggio competitivo nello sviluppo di servizi digitali avanzati.
Un ruolo centrale spetterà a Tim Enterprise, grazie alle competenze nel cloud, nella cybersecurity, nell'IoT e nei servizi digitali avanzati.
La rete distributiva e i numeri dell'operazione
Uno dei punti di forza del progetto è la dimensione della rete distributiva. Secondo i dati presentati da Poste al lancio dell'Opas, le due società possono contare complessivamente su quasi 13mila uffici postali, oltre 4mila punti vendita Tim e più di 49mila partner terzi, ai quali si affianca una base di oltre 19 milioni di clienti digitali attivi. Labriola ha ricordato che le app di Poste coprono il 60% delle interazioni digitali quotidiane in Italia.
L'integrazione di questa capacità di distribuzione con le infrastrutture e le competenze di Tim apre opportunità rilevanti, con un potenziale ancora significativo da sviluppare. Il lavoro dovrà ora tradursi in iniziative con obiettivi, responsabilità e tempi definiti, coerenti con i target economico-finanziari già comunicati al mercato.
La quota di Poste e il nodo del delisting
L'operazione ha portato Poste Italiane a detenere una quota di ampio controllo nel capitale di Tim. Al termine della riapertura dei termini dell'Opas, lo scorso 25 settembre, il gruppo guidato da Del Fante è arrivato a detenere complessivamente 1.832.917.988 azioni Tim, pari a circa l'85,822% del capitale sociale della società telefonica. La soglia del 90%, che avrebbe consentito l'attivazione del diritto di acquisto delle azioni residue e il conseguente delisting da Piazza Affari, non è stata raggiunta.
La quota conseguita è comunque sufficiente per procedere con l'integrazione di Tim nel perimetro di Poste, come confermato dall'avvio dei lavori del programma industriale.
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