Tim, primo incontro con i vertici Poste: Labriola ai dipendenti, autonomia garantita anche senza delisting

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Redazione Economia Redazione Economia   -   «Indipendentemente dal futuro assetto di quotazione, Tim resterà una società chiamata a operare autonomamente, con responsabilità industriali, gestionali ed economiche proprie». È quanto ha scritto Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim, ai dipendenti del gruppo telefonico per riferire l'esito del primo incontro con i vertici di Poste Italiane, avvenuto il 13 ottobre e dedicato al programma di integrazione tra le due società dopo l'Opas conclusa da Poste sulla compagnia di telecomunicazioni.

L'incontro e il messaggio ai dipendenti

Nel suo messaggio Labriola ha riferito anche le parole di Matteo Del Fante, amministratore delegato del gruppo Poste Italiane, secondo cui la fase finanziaria dell'operazione può considerarsi terminata e «comincia il progetto industriale. Un progetto che unisce competenze, infrastrutture e capacità complementari per creare valore e raggiungere i risultati economico-finanziari già annunciati al mercato».

All'incontro hanno partecipato i vertici delle due aziende e le persone individuate nelle rispettive organizzazioni per rappresentare i diversi ambiti di lavoro coinvolti nel progetto di integrazione.

Labriola ha indicato due grandi sfide davanti a Tim: presidiare e sviluppare i mercati in cui opera, dalla connettività alle tecnologie digitali, dai servizi finanziari alla logistica, e rafforzare il rapporto con i cittadini attraverso le applicazioni digitali e le reti fisiche, dai negozi agli uffici postali. Il manager ha definito quella in corso «una grande opportunità industriale», aggiungendo che «sta a tutti noi trasformarla in valore».

Il quadro dell'operazione Poste-Tim

L'integrazione tra i due gruppi segue l'Opas lanciata da Poste Italiane su Tim, conclusasi con una partecipazione dell'offerente pari all'85,82% del capitale della società di telecomunicazioni. Una quota inferiore alla soglia del 90% che avrebbe consentito a Poste di attivare lo squeeze-out sulle azioni residue e di accelerare il delisting di Tim da Piazza Affari. Poste ha poi incrementato la propria quota acquistando titoli sul mercato, portandosi all'86,95% del capitale, con un esborso di 159 milioni di euro.

Il corrispettivo unitario dell'offerta, dopo il ritocco di 0,30 euro sulla componente cash deciso il 7 settembre, è pari a 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione e 1,97 euro per azione. Il pagamento delle azioni conferite nella riapertura dei termini è stato effettuato il 2 ottobre 2026.

Le prospettive per Tim

Secondo quanto riferito da Il Sole 24 Ore, il progetto di integrazione poggia su alcuni elementi distintivi indicati da Labriola: una delle maggiori piattaforme clienti italiane, ottenuta combinando basi clienti, reti commerciali e canali digitali delle due società; il ruolo di Tim quale unica telco italiana, in linea con le ambizioni nazionali di sovranità digitale; e il backbone della sua rete, tre volte più esteso rispetto a quello dei concorrenti.

Un ruolo centrale nel progetto sarà affidato a Tim Enterprise, grazie alle competenze nel cloud, nella cybersecurity, nell'IoT e nei servizi digitali avanzati.

Sul fronte della quotazione, Poste ha precisato nel prospetto dell'offerta che, qualora non si fossero verificati i presupposti per il delisting, non avrebbe posto in essere misure finalizzate a ripristinare le condizioni minime di flottante per assicurare un regolare andamento delle negoziazioni delle azioni di Tim, riservandosi piuttosto di valutare azioni o operazioni volte a perseguire comunque l'uscita da Piazza Affari.

Tra le ipotesi allo studio figurano un'operazione di aggregazione con un'altra controllata del gruppo Poste, come PosteMobile, o ulteriori acquisti di azioni sul mercato, questi ultimi soggetti a vincoli di prezzo nei sei mesi successivi all'offerta.

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