Spintoni e calci a una suora a Gerusalemme, l’arresto del 36enne e quelle immagini choc che fanno il giro del mondo
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Redazione Esteri
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Cammina sola, con l’abito bianco che la identifica, ignara di quanto sta per accadere alle sue spalle nel dedalo di vie della Città Vecchia. È l’immagine, resa pubblica dalla polizia israeliana, che ha spalancato le porte dell’orrore quotidiano: un uomo la rincorre e, senza un motivo apparente se non una furia cieca, la scaraventa a terra con uno spintone violentissimo. La religiosa francese di 48 anni finisce a faccia in giù sull’asfalto, e l’aggressore – dopo aver fatto finta di andarsene – ritorna sui suoi passi per infierire con calci su un ormai inerme e indifeso. L’intera scena, ripresa dalle telecamere di sorveglianza dell’area del Monte Sion nei pressi del Cenacolo, ha innescato un vortice di reazioni che dalle cancellerie europee è arrivato fino alla Santa Sede, mentre il presunto responsabile, un israeliano di 36 anni, finiva in manette con l’accusa di aggressione a sfondo razziale.
La dinamica dell’aggressione e il video diventato virale
Manca un quarto d’ora alle 18 di martedì scorso, eppure la luce del giorno non basta a frenare la violenza. La suora, una ricercatrice impegnata nella scuola biblica e archeologica francese di Gerusalemme, viene raggiunta alle spalle da un uomo che le imprime una spinta tale da farle battere violentemente la testa al suolo: il bilancio, come accertato in ospedale, parla di un trauma cranico e di una emorragia. L’elemento che ha sconvolto l’opinione pubblica, tuttavia, non è solo la brutalità dell’atto, ma l’indifferenza di chi lo guarda. Nel filmato – diffuso giovedì sera dalle autorità – si nota un primo passante assistere alla scena senza muovere un dito, un dettaglio che ha acceso il dibattito sulla complicità silenziosa che spesso accompagna questi episodi. Solo l’arrivo di altre persone, tra cui alcune donne e un uomo che hanno affrontato l’aggressore, è riuscito a fermare il pestaggio.
Dall’arresto alle reazioni: «Non è un episodio isolato»
Le indagini della polizia sono state rapide e hanno portato all’identificazione del 36enne, un estremista ebreo le cui motivazioni vengono inquadrate in un contesto di intolleranza crescente. Dopo l’arresto, gli stessi agenti hanno parlato di «tolleranza zero» per atti violenti motivati da «potenziali intenti razzisti» contro i membri del clero, sottolineando come Gerusalemme resti una città sacra per ebrei, cristiani e musulmani. A gettare ulteriore luce sul clima nella Città Santa ci ha pensato padre Ibrahim Faltas, della Custodia di Terra Santa, il quale ha stigmatizzato il gesto definendolo «brutale e ripetuto». Le sue parole – riportate dalle agenzie – chiariscono un aspetto inquietante: chi indossa abiti religiosi o simboli cristiani, in quelle stesse strade strette e ricche di storia, subisce spesso offese e molestie verbali, se non peggio. La Facoltà di Scienze umanistiche dell’Università ebraica di Gerusalemme, d’altronde, ha parlato di «profondo shock» avvertendo che l’aggressione alla suora non è che l’ultimo tassello di un «preoccupante schema di crescente ostilità verso la comunità cristiana e i suoi simboli».
Le conseguenze fisiche e il contesto di tensione
La religiosa francese di 48 anni – che si trovava a Gerusalemme per motivi di studio e ricerca – è stata subito soccorsa e trasportata in ospedale, dove i medici hanno dovuto fare i conti con le lesioni riportate al cranio e l’emorragia interna. È una violenza difficile da immaginare per una persona pacifica, commentano i vertici della Chiesa locale, e che arriva in un momento storico in cui episodi analoghi si susseguono senza sosta. Basti pensare, come ricordano le cronache locali, che poche ore prima dell’aggressione alla suora un monaco trappista era stato preso di mira in un supermercato, strattonato e insultato solo per la sua barba e il suo abito. Le diplomazie europee – Italia e Francia in testa – hanno chiesto con forza al governo israeliano di garantire la libertà di culto e di porre un argine a queste manifestazioni d’odio, mentre l’indagine giudiziaria sul 36enne procede in attesa della richiesta di proroga della custodia cautelare.




