Curling, l'arte del ghiaccio che torna a Cortina: regole, favoriti e il sogno degli azzurri

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre i riflettori mondiali si accendono su Milano e Cortina, una delle discipline più suggestive e tatticamente complesse dell’universo sportivo invernale si appresta a vivere il suo momento clou sulle piste del nuovissimo stadio del curling. Sebbene la sua prima apparizione olimpica risalga, in forma non ufficiale, ai Giochi di Chamonix del 1924, bisognò attendere una decisione storica del Comitato Olimpico Internazionale nel 2006 – che riconobse retroattivamente quel lontano evento – per sanare una curiosa anomalia della storia e consegnare alla Gran Bretagna un oro atteso per ottantadue anni. Da allora, questo sport, che unisce la precisione millimetrica alla forza calcolata, è diventato un appuntamento fisso, capace di affascinare un pubblico sempre più vasto con il suo ritmo meditativo e le sue geometrie in continua evoluzione sul ghiaccio.

Le regole del gioco: una strategia di squadra su una lastra di ghiaccio

Il curling, che alcuni paragonano a una partita a dama o agli scacchi su ghiaccio, si basa su un principio apparentemente semplice: far scivolare pesanti pietre di granito verso un'area circolare divisa in cerchi concentrici, detta "casa", cercando di piazzarle il più vicino possibile al centro. A rendere il tutto profondamente strategico è l'azione di due addetti alla cosiddetta "spazzolatura", i quali, frizionando energicamente il ghiaccio davanti alla pietra in movimento, ne modificano la traiettoria e ne regolano la lunghezza. Ogni squadra, composta da quattro atleti nel torneo maschile e femminile o da due nel doppio misto, dispone di otto pietre per ogni "manche", o "end", e il punteggio viene assegnato solo alla formazione che, al termine della discesa di tutte le pietre, piazza quella più vicina al "bottone", il centro della casa. La partita, un susseguirsi di calcoli, di lettura del ghiaccio e di colpi di grande abilità, si sviluppa solitamente su dieci end, dove la tattica di squadra e la freddezza del "skip", il capitano e regista delle giocate, fanno la differenza.

L'Italia difende l'oro: Constantini e Mosaner, un sogno nato a Cortina

Il cuore della narrazione azzurra batte, in queste Olimpiadi, per Stefania Constantini e Amos Mosaner, i campioni olimpici in carica del doppio misto. Per la Constantini, atleta ampezzana doc che abita a poche centinaia di metri dal palaghiaccio, questi Giochi rappresentano un ritorno a casa in senso letterale, visto che ha definito l'impianto la sua "seconda casa". Come lei stessa ha sottolineato, però, non ci sono privilegi: la novità del palazzetto è assoluta per tutti e la vera inedita variabile sarà la presenza di un pubblico italiano numeroso e caldo in una competizione di così alto livello, un'esperienza mai vissuta prima dagli atleti di casa. La difesa del Titolo, conquistato a sorpresa a Pechino 2022, si preannuncia dunque come una sfida carica di emozione, nella quale l'affiatamento della coppia e la conoscenza del territorio potranno essere fattori determinanti.

Il quadro delle ambizioni: chi può salire sul podio

Il panorama internazionale si presenta estremamente competitivo, con diverse nazioni tradizionalmente forti che mireranno a interrompere il dominio italiano nel doppio misto. Paesi come Svezia, Gran Bretagna, Norvegia e Canada – quest'ultima sempre ai vertici nella specialità maschile e femminile – dispongono di atleti di grande esperienza e di un sistema solido alle spalle. Non si possono escludere, poi, le rappresentative asiatiche, come il Giappone e la Corea del Sud, che hanno mostrato negli ultimi cicli olimpici un progressivo e costante avvicinamento ai vertici. La gara promette dunque di essere equilibrata e imprevedibile, dove ogni singola giocata, ogni scelta tattica, potrà ribaltare gli esiti, rendendo il percorso degli azzurri, seppur da campioni, un'avventura tutta da scrivere sul ghiaccio di casa.

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