Carceri piemontesi al collasso: muffe, sovraffollamento e degrado nei rapporti Asl
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Redazione Interno
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Strutture fatiscenti, celle stipate oltre ogni limite, condizioni igienico-sanitarie al limite dell’emergenza. È un quadro desolante quello che emerge dalle relazioni delle Aziende Sanitarie Locali del Piemonte, ottenute dall’Associazione Luca Coscioni attraverso un accesso civico avviato a dicembre. I documenti, ancora parziali – solo 66 Asl hanno risposto, spesso in modo incompleto – descrivono un sistema penitenziario in cui il diritto alla salute è sistematicamente negato e la dignità dei detenuti svanisce tra muri umidi e servizi igienici inagibili.
Non si tratta di denunce sporadiche, ma di rapporti ufficiali che fotografano una realtà fatta di infiltrazioni, muffe, rifiuti accumulati e, in alcuni casi, persino la presenza di legionella. Un degrado che, se da un lato solleva interrogativi sulle responsabilità della politica, dall’altro mette in luce l’inerzia di chi dovrebbe garantire standard minimi di vivibilità. Le Asl, pur rilevando criticità spesso gravi, non sempre hanno fornito dati completi, lasciando ampie zone d’ombra su un sistema già opaco per definizione.
Intanto, mentre in Piemonte si accumulano le prove di un collasso annunciato, in Campania si prepara un convegno organizzato dal Garante dei detenuti Samuele Ciambriello, in programma il 16 giugno a Napoli. L’iniziativa punta a discutere temi cruciali come il sovraffollamento, i suicidi in carcere e la necessità di misure alternative per pene brevi. Un segnale che, almeno a livello regionale, si cerca di affrontare un problema nazionale, seppur con strumenti limitati.




