Filippo Turetta, la difesa contesta le aggravanti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nell'aula della Corte d'Assise di Venezia, i legali di Filippo Turetta, accusato dell'omicidio dell'ex fidanzata Giulia Cecchettin, hanno presentato una difesa articolata e complessa, volta a smontare le accuse di premeditazione, crudeltà e atti persecutori. Gli avvocati Monica Cornaviera e Giovanni Caruso, dopo un'arringa di circa tre ore, hanno chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche, sostenendo che Turetta, descritto come un "ragazzino insicuro", non avrebbe agito con premeditazione.

Secondo la difesa, la premeditazione richiede due elementi costitutivi: un lasso temporale significativo tra l'ideazione e l'esecuzione del delitto e un elemento ideologico chiaro. Caruso ha argomentato che nel caso di Turetta, questi elementi non sarebbero presenti, poiché l'imputato avrebbe agito in uno stato di indecisione e ossessione, piuttosto che con una chiara intenzione premeditata.

Durante l'udienza, Turetta è rimasto quasi impassibile, ascoltando con la testa bassa la requisitoria del pubblico ministero Andrea Petroni, che ha richiesto la condanna all'ergastolo. La difesa ha inoltre contestato la crudeltà e gli atti persecutori, sostenendo che il rapporto tra Turetta e Cecchettin, sebbene ossessivo, non avrebbe mai suscitato paura nella vittima.

Gli avvocati hanno chiesto che, qualora le aggravanti venissero mantenute, le attenuanti generiche vengano considerate nel giudizio di comparazione con il valore dell'equivalenza.

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