Windows 12 e Copilot Tasks, la doppia scommessa di Microsoft sull’intelligenza artificiale

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il colosso di Redmond accelera la sua transizione verso un ecosistema dove l’intelligenza artificiale non è più una semplice funzionalità accessoria, ma il motore centrale dell’esperienza utente. Lo dimostrano due sviluppi paralleli che, sebbene distinti, condividono la stessa visione strategica: da un lato l’introduzione di Copilot Tasks, un agente autonomo pensato per il grande pubblico, e dall’altro le crescenti indiscrezioni su Windows 12, il prossimo sistema operativo che potrebbe vedere la luce entro la fine del 2026. Si tratta di una duplice iniziativa, quella della casa produttrice di Windows, che mira a rendere l’intelligenza artificiale pervasiva e operativa, sollevando al contempo interrogativi non banali sulla compatibilità hardware e sui modelli di fruizione futuri.

Partiamo da Copilot Tasks, presentato in queste settimane come l’evoluzione naturale del chatbot conversazionale. L’assistente, che Microsoft descrive come l’inizio di un "secondo capitolo" per l’AI, supera la logica del dialogo per abbracciare quella dell'esecuzione. In pratica, l’utente affida al sistema un compito espresso in linguaggio naturale – come monitorare il mercato degli affitti, cercare un’auto usata o aggiornare un curriculum – e l’agente lavora in autonomia in background, sfruttando un browser e risorse di calcolo virtualizzate nel cloud. L’ambizione, spiegano gli sviluppatori, è quella di democratizzare l’accesso a strumenti un tempo riservati a sviluppatori o grandi aziende, rendendo l’automazione accessibile a chiunque sia in grado di formulare una richiesta. La macchina, insomma, non si limita a suggerire come fare, ma opera in prima persona, ovviamente subordinando al consenso esplicito dell’utente operazioni delicate come pagamenti o l’invio di corrispondenza. Al momento, la funzionalità è disponibile in anteprima di ricerca su invito, con una lista d’attesa aperta a chi desidera sperimentarne le potenzialità.

La scommessa modulare del nuovo sistema operativo

Parallelamente alla messa a punto di questi agenti digitali, si infittiscono le voci attorno a Windows 12, il sistema operativo che dovrebbe prendere il testimone da Windows 11. Secondo diverse ricostruzioni, il nuovo OS, il cui nome in codice sarebbe "Hudson Valley Next", abbandonerebbe l’architettura monolitica del passato per abbracciare il modello modulare CorePC. Questa scelta tecnica, spiegano gli analisti, consentirebbe una separazione netta tra il nucleo del sistema, i dati utente e le applicazioni, permettendo aggiornamenti più rapidi e una maggiore sicurezza, oltre alla possibilità di creare versioni su misura per diversi tipi di dispositivo, dai tablet leggeri alle workstation più performanti. L’intelligenza artificiale, in questo contesto, non sarebbe un’aggiunta posticcia ma diventerebbe il "cuore pulsante" dell’intera piattaforma, con Copilot integrato a livello sistemico per orchestrare funzioni come la ricerca semantica, i riassunti automatici e la gestione adattiva delle risorse.

Il nodo dei requisiti hardware e il possibile effetto su Windows 10

L’integrazione così profonda dell’AI, tuttavia, porta con sé una conseguenza che per molti utenti potrebbe essere spinosa: l’innalzamento dei requisiti hardware. Se le indiscrezioni troveranno conferma, per sfruttare appieno le potenzialità di Windows 12 sarà necessario dotarsi di un processore con una NPU (Neural Processing Unit) capace di almeno 40 TOPS (miliardi di operazioni al secondo), affiancata da almeno 16 GB di RAM e da un SSD. Si tratterebbe, di fatto, degli stessi parametri già visti con i PC etichettati "Copilot+" e ciò fa sorgere il dubbio che molti computer acquistati solo pochi anni fa, magari quelli rimasti esclusi dall’aggiornamento a Windows 11 per via del TPM, possano trovarsi nuovamente spiazzati. Non è chiaro, a questo stato dell’arte, se Microsoft offrirà una versione depotenziata del sistema per hardware meno recenti o se si procederà a una nuova, selettiva, fase di aggiornamento del parco macchine globale. La tempistica, non a caso, vedrebbe il lancio del nuovo sistema operativo coincidere con la scadenza del supporto esteso gratuito di Windows 10, prevista per ottobre 2026, un elemento che potrebbe spingere molti utenti a valutare un cambio di PC.

Modelli di licenza e il ritorno della formula in abbonamento

Un altro tema caldo, emerso dalle analisi delle ultime settimane, riguarda il possibile modello di business di Windows 12. Oltre alla tradizionale licenza perpetua, si fa strada l’ipotesi di un abbonamento mensile per sbloccare le funzionalità AI più avanzate, sul modello di quanto già avviene con Microsoft 365. Una strategia, questa, che consentirebbe all’azienda di monetizzare gli investimenti nell’intelligenza artificiale mantenendo al contempo una base di utenza sul sistema operativo standard. Se da un lato l’interfaccia, che secondo i primi concept potrebbe presentare una taskbar fluttuante e una barra di ricerca pervasiva, promette di modernizzare l’estetica e l’usabilità, dall’altro la sostanza tecnologica sembra puntare tutto sulla capacità di eseguire carichi di lavoro AI in locale, riducendo la dipendenza dal cloud per questioni di latenza e privacy. Resta da vedere, una volta dissipate le nebbie delle indiscrezioni, come il mercato accoglierà questa svolta radicale che lega indissolubilmente il destino del PC a quello dell’intelligenza artificiale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.