Leone XIV all'Angelus: «Ci sia consolazione in Terra Santa, Ucraina e Russia»
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Redazione Esteri
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La Solennità dell'Assunzione, quest'anno, ha assunto i contorni di una preghiera corale per i popoli feriti dalla guerra e dalle catastrofi naturali. Da Castel Gandolfo, dove si è recato per la ricorrenza mariana, Papa Leone XIV ha guidato la recita dell'Angelus, rivolgendosi idealmente a tutte quelle comunità che, in diverse parti del mondo, vivono situazioni di particolare difficoltà e disagio. Il Pontefice ha voluto affidare alla Vergine Maria, assunta in cielo, il dolore e le speranze di quanti non vedono ancora una fine per i conflitti che insanguinano il globo.
La preghiera per la Terra Santa e per i cristiani perseguitati
Il cuore dell'appello di Leone XIV è risuonato con forza, toccando le corde più profonde della sofferenza umana; in particolare, il Santo Padre ha menzionato esplicitamente la Terra Santa, che ha definito «per eccellenza anche la terra di Maria», un luogo simbolico dove la presenza della Vergine si intreccia indissolubilmente con la storia della salvezza e dove, oggi, la pace appare ancora un miraggio. Ai fratelli e alle sorelle che vi abitano, il Papa ha assicurato la sua vicinanza spirituale, chiedendo che possano trovare conforto e continuare a nutrire la speranza nonostante le avversità.
Ma l'attenzione del Pontefice non si è limitata a quella regione; egli ha voluto includere nel suo pensiero anche i cristiani che, in varie parti del mondo, sono vittime di discriminazioni o, addirittura, di vere e proprie persecuzioni a causa della loro fede, un fenomeno, quest'ultimo, che troppo spesso viene trascurato dall'opinione pubblica internazionale.
Il pensiero a Ucraina, Russia e alla Colombia colpita dal terremoto
Un passaggio centrale dell'Angelus, poi, è stato quello dedicato ai popoli dell'Est Europa, coinvolti in un conflitto che sembra non avere fine: Leone XIV ha infatti ricordato «il popolo ucraino e il popolo russo», sottolineando come entrambi siano accomunati da una «filiale devozione alla Santa Madre di Dio», quasi a voler indicare, in questa comune fede, un possibile e auspicabile punto di contatto per la pace, al di là delle ragioni della guerra.
Il Papa, con un gesto che non è passato inosservato, ha posto sullo stesso piano le due nazioni in conflitto, auspicando che la consolazione divina possa scendere su entrambi i popoli e che la speranza, nonostante le macerie e il lutto, non venga mai meno.
Infine, a chiudere il suo intervento, il pensiero per il popolo colombiano, recentemente colpito da un devastante terremoto che ha seminato lutti e distruzione; per loro, Leone XIV ha assicurato che continua a pregare con insistenza, unendosi spiritualmente a tutte le comunità che, come quella sudamericana, si trovano a fronteggiare l'emergenza e il difficile cammino della ricostruzione.
La solennità dell'Assunta e l'omelia sulla bellezza
In precedenza, il Papa aveva presieduto la Santa Messa nella parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova, sempre a Castel Gandolfo, incentrando la sua omelia sul mistero dell'Assunzione di Maria al cielo e offrendo una riflessione sulla vera natura della bellezza, che, a suo dire, non va ricercata nei canoni effimeri imposti dalla società consumistica, ma nei segni dell'amore che, impressi nel corpo e nell'anima, rendono l'uomo autenticamente bello agli occhi di Dio.
Durante la recita dell'Angelus, poi, il Pontefice ha voluto ribadire il ruolo di Maria come «segno di speranza e di consolazione» per tutto il popolo di Dio, invocandone l'intercessione proprio per quelle comunità che vivono «in contesti difficili», come quelle della Terra Santa, dell'Ucraina, della Russia e della Colombia, e per tutti i cristiani perseguitati nel mondo.
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