Campari affonda a Piazza Affari, trimestrale sotto le attese e ottimismo sul petrolio

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ECONOMIA

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il primo trimestre del 2026, nonostante si fosse aperto con un cauto ottimismo per i listini europei, ha riservato una doccia gelata per gli azionisti di Davide Campari, il colosso degli aperitivi controllato dalla famiglia Garavoglia.

Le vendite nette, pari a 643 milioni di euro, hanno registrato un calo del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, una flessione che, seppur lievemente inferiore alle stime del consensus (che si attestavano su 651 milioni), è stata sufficiente a innescare un vero e proprio terremoto sul titolo. teleborsa +3

A Piazza Affari, in una seduta che ha visto l’indice Ftse Mib mantenersi in terreno positivo grazie al traino di altri settori, Campari ha invece toccato il fondo del listino con una perdita che, nel corso della mattinata del 7 maggio, ha superato l'11%, fermandosi a quota 5,828 euro per azione.

La notizia, diffusa a mercati chiusi nella serata del 6 maggio, ha lasciato il tempo agli investitori di digerire i dati solo al suono della campanella, generando un’ondata di vendite che ha travolto ogni resistenza tecnica.

Se da un lato la crescita organica si è fermata a un misero +2,9%, risultato che il management ha comunque definito “solido” per il trimestre storicamente più debole dell’anno, dall’altro sono i dati geografici a preoccupare il mercato: la flessione dell’1,6% nell’area Asia-Pacifico, complici le difficoltà del canale Global Travel Retail, ha evidenziato una fragilità strutturale che il gruppo dovrà necessariamente indirizzare. borsaitaliana +3

Il peso dei dazi e la gestione delle scorte negli Stati Uniti

La fotografia scattata dal consiglio di amministrazione rivela un gruppo che, pur confermando la guidance per l’intero esercizio (con una previsione di sovraperformance del settore intorno al +3%), sta facendo i conti con una rarefazione del clima macroeconomico.

Gli analisti, nel tentativo di giustificare il divario rispetto alle attese, hanno puntato il dito su due fattori contingenti: l’effetto perimetro negativo del 2,2% legato alla cessione del marchio Cinzano e, soprattutto, un’operazione mirata di riduzione delle scorte nei magazzini statunitensi. teleborsa +3

Quest’ultimo fenomeno, spiegano le fonti vicine alla società, avrebbe avuto un impatto diretto di circa 10 milioni di euro sul fatturato degli States, una pulizia di magazzino che, sebbene strategicamente saggia nel lungo periodo, ha sacrificato le cifre del trimestre corrente.

A ciò si aggiunge l’effetto valuta, particolarmente negativo a causa della debolezza del dollaro (+4,1%), che ha eroso ulteriormente i margini di un gruppo la cui redditività è storicamente legata alle fluttuazioni del cambio.

Il Nord America, nonostante questo aggiustamento, resiste comunque con un +2,2%, così come l’Europa segna il passo con un moderato +1,9%, mentre è il balzo del 12,7% dei mercati emergenti a tenere in vita la narrativa della ripresa. quifinanza +3

La virata del petrolio e il rischio geopolitico tra Usa e Iran

Mentre Campari bruciava valore in Piazza Affari, il contesto generale delle Borse del Vecchio Continente veniva scosso da una ventata di ottimismo proveniente dal Medio Oriente.

Il prezzo del Brent, in una sessione dalle forti tinte volatili, è scivolato nuovamente sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, alimentando le speranze di una distensione diplomatica tra gli Stati Uniti e l’Iran.

Le indiscrezioni relative a un possibile riavvio dei negoziati, mediato dal Pakistan, hanno rianimato gli spiriti degli investitori, abbassando il "premio al rischio" che aveva tenuto i mercati energetici sulle spine nelle scorse settimane. borse +3

Unicalc, se così si può dire, è stato l’effetto di queste tensioni sul business stesso di Campari. Il gruppo dei beverage ha infatti subito un contraccolpo diretto dal conflitto in Medio Oriente, con il segmento legato ai viaggi globali (Global Travel Retail) che ha registrato una flessione del 13,5%.

Una doppia esposizione, quella di Campari, che si trova schiacciata tra la riduzione dei consumi indotta dall’inflazione e la fine del decennio di "petrolio facile" che alimentava i flussi turistici nei canali duty-free.

Il mercato, in questo frangente, sembra aver premiato i competitor o i titoli difensivi, lasciando il gruppo della famiglia Garavoglia a combattere da solo contro le vendite. milanofinanza +3

Poste Italiane e l’eccezione della trimestrale record

In netto controtendenza rispetto al crollo del settore beverage, Poste Italiane ha invece festeggiato il miglior primo trimestre della sua storia, dimostrando come la diversificazione dei servizi possa rappresentare un formidabile scudo contro le turbolenze dei mercati.

Con ricavi in crescita dell’8% (3,455 miliardi di euro) e un Ebit adjusted balzato a 905 milioni (+13,6%), il gruppo guidato da Matteo Del Fante ha colto di sorpresa anche gli analisti più fiduciosi, al punto da rivedere al rialzo la guidance sull’Ebit adjusted per l’intero 2026, portandola da 3,3 a 3,4 miliardi di euro. teleborsa +3

L’exploit dei pacchi (+15,2%) e la solida raccolta netta nei prodotti di investimento (1,7 miliardi) hanno compensato il fisiologico declino della corrispondenza tradizionale, certificando la riuscita della transizione digitale del colosso italiano.

L’indice di Piazza Affari ha saputo così limitare i danni complessivi, sostenuto da queste performance positive (come nel caso di Nexi e Tim), mentre lo sguardo degli operatori resta puntato sugli sviluppi giudiziari e finanziari delle operazioni straordinarie in corso nel settore bancario.

Unicredit, parallelamente, ha fatto sapere di aver sottoscritto un term sheet non vincolante per la cessione di una parte delle attività della controllata russa AO Bank a un investitore privato degli Emirati Arabi Uniti, un’operazione che, se finalizzata, scriverebbe un’altra pagina delicata dell’esodo delle banche italiane dal mercato russo. borsaitaliana +3

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