Il Veneto cambia volto alla sanità: nominati i nuovi direttori generali, Stefani sceglie la squadra tra conferme e volti nuovi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La scadenza era fissata per il 28 febbraio e il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha mantenuto l'impegno, firmando i decreti che ridisegnano la governance sanitaria regionale. Un'operazione complessa, quella che porta al rinnovo di tredici vertici aziendali, che il governatore ha voluto condurre in prima persona, sottraendola alle logiche delle semplici spartizioni per concentrarsi su un criterio dichiaratamente meritocratico, o almeno così tiene a sottolineare. Nessuno dei direttori generali uscenti, fatta eccezione per coloro che hanno maturato i requisiti per la pensione, è stato semplicemente riconfermato sulla propria poltrona: chi è rimasto dentro al sistema è stato sottoposto a un vero e proprio valzer di sedi, un rimescolamento che mira a portare esperienze consolidate in contesti nuovi, nella speranza che l'innesto attecchisca e produca frutti migliori.

L'elenco ufficiale, pubblicato sul sito della Regione e diffuso nelle ultime ore, mette nero su bianco le scelte del presidente. Sei le conferme, se così vogliamo chiamarle, di manager che già guidavano una Ulss, ma tutte comportano un trasloco. Il caso più emblematico è forse quello di Patrizia Benini, che lascia la guida dell'Ulss 9 Scaligera di Verona per assumere la direzione dell'Ulss 6 Euganea di Padova: un ritorno, per lei, dato che in passato era già stata direttore sanitario proprio nell'Euganea, ma che apre uno scenario completamente nuovo per l'azienda patavina. Al suo posto, a Verona, torna Pietro Girardi, che dell'Ulss 9 era già stato direttore generale in passato e che arriva dall'esperienza alla guida dell'Ulss 5 Polesana, creando così un effetto domino che ha coinvolto diversi territori.

E poi ci sono le new entry, i volti nuovi che Stefani ha pescato anche fuori dai confini regionali, a dimostrazione di una volontà di apertura e di confronto con altre realtà. Su tutti spiccano i nomi di Giancarlo Bizzarri e Paolo Petralia, entrambi provenienti dalla Liguria. Bizzarri, che era coordinatore di Liguria Salute, è stato chiamato a dirigere l'Ulss 2 Marca Trevigiana. Petralia, invece, approda all'Azienda Universitaria Integrata di Verona, una delle piazze più prestigiose e delicate del panorama sanitario italiano, dopo un'esperienza non semplice in terra ligure dove aveva diretto l'Asl 4 e l'Irccs Gaslini di Genova, per poi essere relegato a un ruolo meno centrale. Dalla Lombardia arriva invece Peter Assembergs, nuovo direttore generale dell'Ulss 8 Berica.

La squadra disegnata da Stefani, come emerge dalle dichiarazioni rilasciate dallo stesso presidente al momento della firma dei decreti, dovrà muoversi all'interno di coordinate ben precise. L'indicazione è quella di lavorare in squadra, di fare sistema, condividendo le buone pratiche e gli approcci migliori, piuttosto che procedere come tanti feudi isolati. Un'indicazione, questa, che suona quasi come un monito a superare campanilismi e gelosie, per costruire una rete sanitaria realmente integrata. «Ho chiesto ai professionisti lavoro di squadra», ha spiegato Stefani, rispondendo anche a chi gli chiedeva conto dei criteri seguiti: «Come li ho scelti? Ascoltando anche i cittadini», un riferimento, questo, a quell'attenzione al territorio che diventa uno dei pilastri del nuovo corso insieme all'innovazione tecnologica e all'umanizzazione delle cure.

L'effetto domino delle nomine e il ritorno alle origini

Analizzando la lista nel dettaglio, ciò che colpisce non è tanto l'avvicendamento in sé, quanto la complessa trama di spostamenti che si è resa necessaria per comporre il quadro finale. Mauro Filippi, ad esempio, lascia l'Ulss 4 Veneto Orientale per approdare all'Ulss 5 Polesana: un passaggio che per lui ha il sapore di un ritorno alle radici, lui che nella sua carriera era partito dalla professione di infermiere. Al suo posto, nella Veneto Orientale, torna Carlo Bramezza, che di quell'azienda era già stato direttore generale in passato, un po' come se si chiudesse un cerchio. All'Ulss 3 Serenissima arriva Massimo Zuin, promosso dopo essere stato direttore dei servizi sociosanitari della stessa azienda, mentre all'Ulss 7 Pedemontana la guida passa a Giovanni Carretta, fino a ieri direttore sanitario della Serenissima.

Per l'Azienda Ospedale-Università di Padova, la scelta è caduta su Paolo Fortuna, che lascia la guida dell'Ulss 6 Euganea, mentre all'Istituto Oncologico Veneto torna Patrizia Simionato, già alla guida dell'Ulss 8 Berica e, in un passato più remoto, proprio dello Iov. Un incastro perfetto, quello studiato a Palazzo Balbi, che ha visto il presidente impegnato in una serie di telefonate e colloqui con gli stessi candidati, per valutarne non solo le competenze tecniche ma anche la propensione territoriale, la disponibilità a trasferirsi e a calarsi in nuove realtà. A chiudere il quadro, la nomina di Paolo Fattori ad Azienda Zero, il braccio operativo della sanità regionale: Fattori, dirigente dell'Area Sanità e Sociale della Regione, era finora responsabile dell'edilizia ospedaliera, un settore cruciale per gli investimenti futuri.

Le direttrici del nuovo corso: territorio, tecnologia e umanizzazione

Al di là dei nomi e dei curriculum, ciò che davvero conta sono le consegne che il presidente Stefani ha affidato ai nuovi direttori generali. E le direttrici sono chiare e ben delineate. La prima, e forse la più importante, è l'attenzione alla medicina territoriale, quel sistema di cure di prossimità che dovrebbe alleggerire la pressione sui grandi ospedali, portando l'assistenza il più vicino possibile al domicilio dei pazienti. Un obiettivo ambizioso, che richiederà di ripensare l'organizzazione dei servizi e di investire risorse, magari quelle rievocate dallo stesso Stefani in sede di approvazione del Bilancio di previsione, dove ha stanziato 17,5 milioni proprio per la medicina territoriale e 4,5 milioni all'anno per le borse di specializzazione dei medici di medicina generale, per rendere più attrattiva una professione in forte sofferenza.

Accanto a questo, c'è il capitolo innovazione tecnologica, con l'implementazione del fascicolo sanitario elettronico e l'interoperabilità dei dati tra le diverse aziende, un passaggio fondamentale per rendere il sistema più efficiente e per evitare inutili duplicazioni di esami e prestazioni. Non è un caso, del resto, che tra i candidati siano stati particolarmente apprezzati quelli con competenze specifiche in questo campo. E infine, quasi a bilanciare la spinta tecnologica, c'è l'umanizzazione delle cure, la richiesta di non perdere di vista la persona dietro il paziente, di mantenere quel contatto umano che è parte essenziale del rapporto di cura. «Sono convinto che persone di qualità sapranno dare il meglio nelle rispettive aree di riferimento», ha commentato Stefani, esprimendo fiducia nella squadra appena insediata, una squadra che ora è chiamata a tradurre in atti concreti le linee programmatiche indicate dalla Regione.

Il mosaico è dunque completo, con tredici tessere che compongono un disegno complesso e articolato. Alcuni territori, come Verona, vedono un ritorno importante, altri, come Treviso e Vicenza, accolgono manager provenienti da fuori regione, portando con sé esperienze maturate in contesti diversi. La sfida, ora, è tutta sul campo, fatta di liste d'attesa da smaltire, personale da motivare e da trattenere, servizi da riorganizzare. La promessa del presidente era quella di rispettare i tempi, e la parola è stata mantenuta. Il resto, come sempre, lo diranno i fatti e i risultati, che in sanità si misurano con la salute dei cittadini.

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