Mia Photo Fair, a Milano la metamorfosi della fotografia tra premi e nuovi collezionisti

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Torna a Milano, e lo fa negli spazi ormai consueti del Superstudio Più di via Tortona, l’appuntamento con Mia Photo Fair BNP Paribas, giunta quest’anno alla sua quindicesima edizione e in programma dal 19 al 22 marzo 2026. La manifestazione, diretta per il terzo anno consecutivo da Francesca Malgara e organizzata da Fiere di Parma, si presenta al pubblico con un tema, “Metamorfosi”, che non vuole essere solo un omaggio al poema ovidiano ma una chiave di lettura profonda per interpretare le trasformazioni del linguaggio fotografico e, attraverso di esse, quelle della società contemporanea. Un’edizione, questa, che vede la partecipazione di 111 espositori, dei quali 76 sono gallerie, a testimonianza di un tessuto connettivo che tiene insieme realtà consolidate e nuove proposte, in un percorso espositivo ridisegnato nella sua architettura per offrire una fruizione più chiara e coinvolgente al visitatore. L’impianto della fiera si articola attorno a quattro sezioni principali: accanto alla Main Section, che ospita i progetti delle gallerie storiche, trovano spazio le tre sezioni tematiche curate, ovvero “Beyond Photography – Dialogue” affidata a Domenico de Chirico, “Reportage Beyond Reportage” curata da Emanuela Mazzonis e “Focus Latino” seguita da Rischa Paterlini, ognuna delle quali esplora una declinazione specifica della ricerca visiva contemporanea.

Tra le novità di maggior rilievo di questa quindicesima edizione spicca il consolidamento del sistema dei premi, che quest’anno raggiunge quota dieci riconoscimenti per un valore complessivo che si aggira intorno agli ottantamila euro, un impegno concreto a sostegno della produzione artistica e del collezionismo. In questo contesto si inserisce “the Collector.Chain”, il premio promosso da Art Defender giunto alla sua quinta edizione e nato nel 2021 con l’ambizione di creare una community capace di mettere in rete le voci più autorevoli del collezionismo, alimentando un dialogo costante tra le diverse modalità di intendere e praticare la raccolta d’arte. Un riconoscimento, quello di Art Defender, che conferma un interesse ormai strutturato per il mezzo fotografico, scegliendo proprio la fiera milanese – la manifestazione italiana per eccellenza dedicata a questo linguaggio – come palcoscenico privilegiato per le proprie iniziative. La volontà di sostenere i talenti emerge anche da altri premi, come il nuovo Superstudio Photo Award dedicato ai giovani fotografi tra i diciotto e i ventotto anni, o il Premio BNL BNP Paribas che festeggia il suo quindicesimo anniversario e che, dal 2012, seleziona un'opera destinata a entrare nella collezione della banca, con una giuria di prestigio che quest'anno include anche Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Sam Stourdzé.

Parallelamente al percorso espositivo e ai premi, l’attenzione si concentra anche sul ruolo delle gallerie e sul loro rapporto con il medium fotografico, un legame che per alcune realtà storiche rappresenta una scommessa e al tempo stesso una rinnovata fonte di stimolo. È il caso di Farsetti, galleria con una solida tradizione nell’arte moderna, che ha scelto di partecipare alla fiera con uno stand dedicato a tre fotografi i quali, come ha tenuto a sottolineare Leonardo Farsetti, sono anche artisti a tutti gli effetti: Piero Gemelli, Luca Campigotto e Antonio Biasucci. Un ritorno alla fotografia che il gallerista descrive come un indossare “un vestito che ci piace”, un’esperienza che appassiona e stimola non solo in ottica di nuovi mercati, ma anche per la linfa vitale che artisti di tale calibro sanno infondere, contribuendo a dare una veste diversa e aggiornata al marchio stesso della galleria. Del resto, la fotografia contemporanea è ormai un linguaggio ibrido, capace di dialogare con la scultura e la pittura, e lo si vede nelle sezioni curate come “Reportage Beyond Reportage”, dove Emanuela Mazzonis propone una riflessione sulla difficoltà di parlare oggi di reportage classico: gli artisti, come nel caso di Anastasia Samoylova che documenta le metamorfosi del paesaggio americano lungo la Route 1, non forniscono risposte immediate ma pongono questioni attraverso un'analisi indagatoria dell'immagine.

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