L’urlo del principe William e la furia di McGinn: l’Aston Villa ribalta il Forest e vola a Istanbul

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Bastonati sette giorni fa al City Ground, gli uomini di Unai Emery avevano l’obbligo di presentarsi al cospetto dei propri tifosi con un’altra anima. E cosí è stato. Al Villa Park, il conto alla rovescia per quella che ormai era considerata una missione impossibile si è interrotto dopo appena trentasei minuti, quando Emiliano Buendía – scartando due difensori sulla linea di fondo – ha servito a Ollie Watkins il pane per il gol che valeva il pareggio del computo aggregato. Da lì, la diga dei Garibaldi Reds è crollata sotto i colpi della furia scozzese di John McGinn, autore di una doppietta nella quale ha riversato tutta la disperazione di chi, dopo anni di attesa, non vuole più sentirsi parlare di “quasi”. Il 4-0 finale (con il rigore trasformato dallo stesso Buendía a suggellare la rimonta) non è solo un risultato: è la fotografia di una squadra diventata matura per l’appuntamento del 20 maggio a Istanbul contro il Friburgo.

L’effetto Emery: il fascino discreto dello specialista

Se c’è un tecnico che, in questo millennio, ha trasformato il giovedì sera in una questione personale, questi è lo spagnolo. Basti pensare che questa sarà la sua sesta finale nella seconda competizione continentale, un traguardo che nessun altro allenatore ha mai raggiunto. Dopo i tr trionfi con il Siviglia (tre di fila) e quello con il Villarreal, senza dimenticare la sconfitta patita sulla panchina dell’Arsenal, Emery ha plasmato una squadra che fisicamente ha divorato il Nottingham Forest. La retroguardia avversaria, priva di diverse pedine fondamentali a causa dei forfait dell’ultim’ora, non ha saputo reggere l’urto delle folate di Morgan Rogers e delle incursioni del capitano McGinn, il quale ha commentato a fine partita la pressione immensa che gravava sulle spalle del gruppo. La truppa di Vitor Pereira, incapace di reagire anche quando il punteggio era ancora in bilico, ha subito il primo tiro in porta solo a novanta minuti suonati, a dimostrazione di un predominio territoriale che rasentava l’assoluto.

Il sangue blu che si tinge di claret e blue

Tra i festeggiamenti sugli spalti, una sagoma alta e ben nota ha catalizzato l’attenzione delle telecamere, smentendo ogni forma di protocollo. Il principe William, erede al trono d’Inghilterra, si è liberato di quell’aplomb che solitamente accompagna i reali britannici per lasciare spazio a un tifoso qualunque, urlando a squarciagola al termine della doppietta di McGinn. É lui stesso ad aver raccontato, in passato, di aver scelto l’Aston Villa da bambino proprio per distinguersi: tra i compagni di scuola divisi tra il tifo per il Manchester United e quello per il Chelsea, la maglia dei Villans rappresentava una scelta di rottura, una dichiarazione d’intenti anticonformista. La sua esultanza, seguita pugno dopo pugno ai quattro gol che hanno infilato la porta difesa da Ortega, ha restituito l’idea di quanto lo sport – anche per chi vive in una bolla dorata – possa ancora rappresentare una valvola di sfogo autentica e popolare.

Verso la sfida con il Friburgo: il fascino della storia

Dall’altra parte del tabellone, i tedeschi del Friburgo hanno costruito la loro rimonta in dieci contro undici dopo l’espulsione lampo di un giocatore del Braga, strappando il pass per quella che rappresenta la prima finale europea della loro intera storia. Per l’Aston Villa, invece, significa tornare a calcare un palcoscenico che mancava dal lontano 1982, anno della mitica Coppa dei Campioni vinta dai Villans. Una sfida tra due realtà considerate minori rispetto ai colossi del continente, ma che proprio per questo racchiude un fascino autentico: da una parte la voglia di un gigante dormiente di risvegliare i propri fantasmi del pass; dall’altra, l’entusiasmo di una provinciale tedesca che non ha nulla da perdere. Il Villa Park ha salutato i suoi eroi con una standing ovation, lasciando ai giocatori il compito di scrivere, tra tre settimane sul prato del Beşiktaş Park, l’ultima pagina di questa cavalcata.

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