Strage a Bangkok, studente di 14 anni apre il fuoco in una scuola del nord della capitale: sette morti e oltre venti feriti
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Redazione Esteri
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Un pomeriggio di ordinaria follia ha sconvolto la provincia di Nonthaburi, a nord di Bangkok, quando un ragazzo di 14 anni, studente dell’istituto Thepsirin Nonthaburi, ha fatto irruzione in alcune aule armato di una pistola. L’arma, secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, sarebbe appartenuta al nonno dell’adolescente, il quale dopo aver fatto fuoco per ben 26 colpi si è tolto la vita all’interno dell’edificio scolastico, portando il numero complessivo delle vittime a sette.
Le autorità locali, nel corso di una serata drammatica segnata da cifre contrastanti, hanno confermato il decesso di tre insegnanti e tre studenti, mentre i feriti sono stati quantificati in circa una ventina, con almeno nove persone in condizioni giudicate critiche dalle strutture ospedaliere della regione.
La dinamica dell’attacco e le prime ricostruzioni ufficiali
Secondo le informazioni diffuse dal Bangkok Post e riprese dalle agenzie di stampa internazionali, il sospettato, un ragazzo che frequentava la nona classe, ha agito con una determinazione che ha lasciato sgomenti gli investigatori della polizia nazionale thailandese. Dopo aver utilizzato la pistola del nonno per colpire le prime vittime, si sarebbe recato nell’istituto situato nell’area metropolitana della capitale, dove ha continuato a sparare all’impazzata tra i corridoi e le aule, seminando panico tra studenti e personale docente.
La polizia, giunta sul posto immediatamente dopo le prime segnalazioni, ha rinvenuto sulla scena del crimine non meno di trentaquattro proiettili inesplosi, a testimonianza dell’enorme potenziale distruttivo che l’adolescente aveva con sé e che, per fortuna, non è stato interamente impiegato contro gli altri occupanti della scuola.
Bilancio provvisorio e condizioni dei feriti
Le cifre relative al massacro, in un primo momento, sono apparse alquanto frammentarie e discordanti tra loro, tanto che alcune fonti inizialmente parlavano di otto vittime, mentre altre ridimensionavano il numero a sei, prima dell’aggiornamento ufficiale delle autorità che ha fissato a sette il numero totale dei decessi, includendo naturalmente anche il presunto autore della strage.
Tra i feriti, che secondo le ultime stime ammonterebbero a più di venti persone, ben nove versano in condizioni gravissime e sono stati ricoverati in ospedale con ferite da arma da fuoco multiple, mentre gli altri studenti e membri del personale che hanno riportato lesioni meno gravi sono stati medicati sul posto e successivamente trasferiti in strutture sanitarie meno critiche.
La scuola Thepsirin Nonthaburi, che conta un elevato numero di iscritti, è stata immediatamente evacuata e dichiarata zona off-limits per consentire agli agenti della scientifica di effettuare tutti i rilievi del caso e di ascoltare i testimoni oculari che, ancora sotto choc, hanno cercato di raccontare quei momenti di terrore assoluto, quando gli spari hanno rotto il silenzio delle aule costringendo molti studenti a barricarsi nelle classi per cercare un riparo dalla furia omicida.
L'uso dell'arma e il contesto normativo thailandese
La circostanza che il ragazzo avesse potuto impadronirsi di una pistola appartenuta al nonno riapre inevitabilmente il dibattito, già acceso in passato nel Paese del Sud-est asiatico, sul controllo della detenzione di armi da fuoco anche all’interno delle mura domestiche, dove spesso i minori riescono ad avere accesso a strumenti letali che non dovrebbero mai trovarsi alla loro portata.
La polizia thailandese ha già aperto un’indagine per accertare con esattezza la sequenza temporale degli eventi e per stabilire se l’adolescente avesse manifestato in precedenza segnali di disagio o comportamenti che avrebbero potuto mettere in allerta i familiari o gli stessi insegnanti, anche se al momento non sono state fornite indicazioni precise in merito alla movente o a eventuali tensioni pregresse che possano aver scatenato il gesto estremo.
La strage di Nonthaburi si inserisce così in una triste scia di episodi di violenza scolastica che, sebbene più frequenti in altre parti del mondo, continuano a rappresentare un campanello d’allarme anche per le autorità thailandesi, chiamate a fare i conti con una legislazione che, nonostante le recenti strette, lascia ancora spazio a preoccupanti zone d’ombra nella gestione e nella custodia delle armi.
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