La Ue lancia la "Schengen militare", un piano da miliardi per muovere le truppe

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la prospettiva di uno scontro armato convenzionale, dopo l'esperienza ucraina, torna a occupare i piani degli stati maggiori, la Commissione europea ha presentato un testo legislativo che mira a creare una sorta di "Schengen militare". L'obiettivo dichiarato, che richiederà un investimento di miliardi di euro, è facilitare e velocizzare lo spostamento delle truppe e dei mezzi militari da uno Stato membro all'altro, aggirando quegli ostacoli burocratici e infrastrutturali che, in una crisi reale, potrebbero rivelarsi fatali. La proposta si inserisce in un contesto di riarmo continentale, sollecitato con insistenza anche dalla NATO, e punta a intervenire in profondità sulle reti logistiche, considerate un moltiplicatore di forza essenziale tanto quanto gli armamenti stessi.

I corridoi segreti e gli ostacoli burocratici

Il cuore del progetto ruota attorno all'individuazione di quattro corridoi strategici che solcano il continente, dei veri e propri assi prioritari per il trasferimento rapido di uomini e mezzi. Una relazione speciale della Corte dei Conti europea, risalente allo scorso aprile, ha portato alla luce casi concreti di inefficienza, come quello di uno Stato che avrebbe negato il passaggio a una colonna di carri armati a causa del superamento dei limiti di peso previsti dal proprio codice della strada. Per ovviare a simili intoppi, sono già stati selezionati preventivamente circa cinquecento snodi nevralgici, sebbene la loro ubicazione rimanga secretata: si tratta di strade, ponti, gallerie, scali ferroviari e aeroporti che necessitano di essere rafforzati o adattati per reggere il transito di un apparato militare pesante.

La logistica come arma decisiva

A sottolineare l'importanza cruciale di questo sforzo logistico, il commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius ha citato le parole del generale statunitense John Pershing, comandante supremo delle forze alleate durante la Prima guerra mondiale: "La fanteria vince le battaglie, la logistica vince la guerra". Questa massima storica racchiude la filosofia dell'intero piano, che non è solo una questione di spesa ma di trasformazione profonda della capacità operativa europea. Sullo sfondo, del resto, opera la volontà politica di rinnovare anche la base industriale della difesa, oggi ancora troppo dipendente dagli approvvigionamenti e dalla tecnologia degli Stati Uniti, nonostante la nuova amministrazione Trump sia al momento allineata sulle stesse priorità strategiche.

La mobilitazione finanziaria e lo spettro del conflitto

La cifra complessiva messa in campo dalla Commissione ammonta a diciassette miliardi di euro, una somma ingente ma che rappresenta solo la prima tranche di un impegno finanziario ben più corposo. La NATO, infatti, avrebbe sollecitato agli alleati europei uno sforzo aggiuntivo di circa cento miliardi per prepararsi a un ipotetico scontro militare diretto, scenario che le cancellerie del Vecchio Continente valutano con rinnovata apprensione. Gli episodi di guerra ibrida, attribuiti alla Russia, hanno ulteriormente mobilitato i governi e le istituzioni, spingendoli a evocare esplicitamente il rischio di un'invasione e accelerando i tempi per dotarsi di strumenti difensivi credibili e interoperabili.

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