Raid su Sumy e offensiva droni: l’intelligence ucraina accusa Mosca di accelerare la produzione bellica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella notte tra il 9 e il 10 agosto, il cielo dell'Ucraina è stato teatro di un nuovo, massiccio attacco aereo da parte delle forze russe; un'offensiva che, partita da diverse direzioni, ha messo a dura prova le difese di Kiev, costringendo la popolazione a cercare rifugio nei rifugi sotterranei.

L'Aeronautica militare ucraina ha reso noto che, a partire dalle ore 18:00 di domenica, i russi hanno lanciato un missile guidato Kh-59/69, tre munizioni a guida autonoma "Banderol" dal Mar Nero e ben 126 droni d'attacco — tra cui i noti modelli Shahed, alcuni a reazione, e i droni esca Gerbera e Parody — con partenze dalle regioni russe di Kursk, Millerovo, Orel, Primorsko-Akhtarsk e dai territori occupati di Donetsk e Crimea.

Un'operazione complessa e articolata che ha richiesto l'intervento coordinato di tutti i reparti della difesa aerea ucraina, dall'aviazione ai gruppi di fuoco mobili, passando per le unità di guerra elettronica, in quello che si configura come l'ennesimo capitolo di una guerra sempre più combattuta per via aerea.

L'efficacia della difesa aerea ucraina e il numero dei bersagli intercettati

Nonostante la vastità dell'attacco, che mirava a saturare le difese aeree con una massa critica di velivoli senza pilota e missili, le forze di Kiev sono riuscite a neutralizzare una parte significativa della minaccia.

Secondo i dati forniti dallo stato maggiore dell'Aeronautica ucraina, aggiornati fino alle ore 09:00 di lunedì 10 agosto, sono stati abbattuti o neutralizzati 92 droni nemici e tutte e tre le munizioni "Banderol" lanciate dal Mar Nero; un risultato che testimonia l'efficacia dei sistemi di difesa forniti dagli alleati occidentali, ma che al contempo rivela la portata della minaccia che grava quotidianamente sulle città e le infrastrutture ucraine.

L'impegno dei reparti anti-aerei ha consentito di deviare il missile Kh-59/69, che non ha raggiunto il suo obiettivo, anche se le autorità stanno ancora cercando di stabilire l'esatta ubicazione dei suoi rottami; un aspetto, questo, che sottolinea come la guerra tecnologica sia ormai parte integrante del conflitto, con sistemi sempre più sofisticati che si confrontano in una sfida continua tra offesa e difesa.

La risposta di Kiev: attacchi in profondità e l'offensiva sul Tatarstan

La notte di fuoco non è stata, tuttavia, a senso unico: in un'ottica di risposta e di attacco strategico alle linee di rifornimento e alla produzione bellica russa, le forze armate ucraine hanno lanciato una vasta offensiva con droni che ha colpito obiettivi in profondità nel territorio della Federazione Russa, arrivando fino alla Repubblica del Tatarstan, a oltre mille chilometri di distanza dal confine.

Il Ministero della Difesa russo ha riferito di aver intercettato e distrutto ben 456 droni ucraini durante la notte, un numero impressionante che indica la portata dell'operazione di Kiev, ma nonostante le difese, gli attacchi hanno provocato danni e vittime.

Nella città di Nizhny Kamsk, in Tatarstan, un attacco "massiccio" ha colpito siti industriali e civili, causando la morte di 12 persone e il ferimento di altre 39, secondo le prime dichiarazioni delle autorità locali; nello stesso raid, le forze ucraine avrebbero centrato una raffineria di petrolio, provocando un blackout in alcune aree della regione e incendi nella zona di Donetsk, un'azione che mira a colpire l'apparato economico che sostiene lo sforzo bellico di Mosca.

Analisi dell'intelligence: la produzione bellica russa corre verso il rialzo

In questo contesto di escalation degli attacchi aerei e di reciproci raid in profondità, l'intelligence militare ucraina (Gur) ha diffuso un allarme che getta luce sulla strategia industriale di Mosca e sulle sue capacità di sostenere un conflitto di logoramento a lungo termine. Il vicedirettore del Gur, generale Vadim Skibitsky, ha dichiarato che la Russia non solo non interromperà la sua campagna di attacchi missilistici e con droni contro l'Ucraina, ma sta accelerando significativamente la produzione di armi, superando sistematicamente i propri piani industriali.

Secondo le stime dei servizi segreti ucraini, a luglio le forze russe hanno lanciato 153 missili da crociera e 198 missili balistici e ipersonici, il dato più elevato dell'anno per quest'ultima categoria; numeri che crescono costantemente, passati da 61 missili balistici ad aprile a 134 a giugno, a dimostrazione di una catena di montaggio che non conosce soste e che anzi si è adattata alle esigenze del campo di battaglia.

"Potranno ridurre il numero di missili diretti verso un singolo bersaglio, ma difficilmente si prenderanno una pausa", ha affermato Skibitsky, spiegando che la capacità di mantenere l'attuale intensità dei bombardamenti dipende in larga misura dal volume di produzione, che per le principali tipologie di armi missilistiche viene attualmente rispettato al 110-120 per cento: il piano per i missili da crociera Kh-101, ad esempio, sarebbe stato realizzato al 140 per cento, con 87 unità costruite contro le 72 previste, e lo stesso trend positivo si registra per i Kalibr e i Kh-35.

La nuova strategia produttiva: missili balistici e droni a Getto Continuo

L'aumento della produzione, come ha dettagliato il generale, è stato favorito anche da una riallocazione delle risorse e da scelte strategiche precise: la Russia ha sospeso la produzione dei missili Kinzhal e Kh-32, considerati forse meno efficaci o troppo costosi, per concentrare fondi e componenti sui sistemi balistici più moderni, come gli Iskander-M, per i quali a luglio sono stati prodotti 65 missili contro i 60 previsti, e il nuovo missile terra-terra RM-48U, lanciabile dal sistema S-400, di cui il piano per agosto prevede circa 40 unità a fronte di riserve stimate in 400

Pezzi. Parallelamente, l'attenzione di Mosca si sta spostando in maniera massiccia sulla produzione di droni d'attacco, una componente ormai essenziale del conflitto; la cifra prevista dal complesso militare-industriale russo per il solo mese di agosto è di 11.000 unità, includendo le varie varianti dei modelli Geran-1, Geran-2, Geran-3, Geran-4 e Geran-5, oltre alle versioni Harpy, Gerbera e Gerbera da attacco, un numero impressionante che testimonia come la Russia stia scommettendo su questi sistemi per saturare le difese aeree ucraine e colpire obiettivi sia in prima linea che nelle retrovie.

La guerra dei droni si combatte anche nelle città: il caso di Kharkiv

Mentre la produzione industriale russa accelera, sul terreno le conseguenze di questa guerra tecnologica si fanno sentire in maniera sempre più drammatica per la popolazione civile, costretta a convivere con la minaccia costante dei velivoli senza pilota.

Nella città di Kharkiv, la seconda più grande del paese, si sta assistendo a una risposta concreta a questa minaccia: per proteggere le infrastrutture critiche, le strade principali, le stazioni di servizio e i centri commerciali, le autorità stanno installando estese reti anti-drone, una misura già utilizzata in altre località ma mai applicata su così vasta scala in un centro urbano di questa importanza.

Un esempio lampante di come la guerra si sia adattata alla vita quotidiana, trasformando il paesaggio urbano in una sorta di arena protetta, dove la sopravvivenza passa anche attraverso l'ingegno e la capacità di adattarsi a una minaccia che arriva dal cielo.

A Kherson, invece, si registrano episodi ancora più inquietanti, con l'uccisione deliberata di civili da parte di droni russi, una pratica definita dalle autorità ucraine e dalle Nazioni Unite come crimine di guerra, che trasforma le strade in un campo di caccia dove i soldati di Mosca si addestrano a colpire bersagli in movimento, mostrando un volto spietato e disumano del conflitto.

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