L'Artico, l'Italia e gli interessi globali di Trump tra Groenlandia e rotte strategiche
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Redazione Esteri
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Le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha definito la Groenlandia un territorio "che ci serve" per questioni di sicurezza, hanno riacceso una tensione diplomatica con la Danimarca, sostenuta da diversi partner europei. La portavoce della Casa Bianca ha precisato che "la prima opzione di Trump sulla Groenlandia è sempre la diplomazia", riaffermando comunque l’interesse americano. Tale interesse, come dimostra una cronologia di eventi, non è affatto nuovo, affondando le sue radici nella seconda metà dell’Ottocento, subito dopo l’acquisto dell’Alaska, quando a Washington maturò l’idea di estendere l’influenza nazionale all’Artico. Due elementi, in particolare, hanno sempre caratterizzato le mire statunitensi sull’isola: il suo valore ineguagliabile per la difesa del Nord America e dell’Atlantico settentrionale e, in tempi più recenti, l’attrattiva per le rotte artiche e le ingenti risorse naturali ivi presenti.
Lo scenario artico, tuttavia, non costituisce l’unico teatro di azione dell’amministrazione americana. Nella stessa settimana in cui riemergeva la questione groenlandese, gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare in Venezuela, che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, trasferiti a New York per rispondere di accuse legate al traffico di droga e al narco-terrorismo. Dopo la prima comparsa in tribunale, dove Maduro si è dichiarato non colpevole, è stata fissata un’udienza per marzo, mentre dalle dichiarazioni ufficiali americane è emersa l’intenzione di controllare "a tempo indefinito" le risorse petrolifere del paese sudamericano. Un quadro complesso, che vede lo stesso senatore Marco Rubio annunciare prossimi incontri con i leader danesi, collegando implicitamente i diversi dossier.




