Ospedale Monaldi, i medici del Bambino Gesù arrivano nel reparto dopo la morte di Domenico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’equipe specializzata del nosocomio romano, composta da quattro medici, farà il suo ingresso oggi per la prima volta al Monaldi di Napoli, un intervento che si inserisce nel quadro di una convenzione già formalizzata dalla manager dell’Azienda dei Colli, Anna Iervolino, e che attende solo l’accettazione definitiva per diventare operativa a tutti gli effetti. Si tratta di un affiancamento volto a garantire la continuità assistenziale nel reparto di cardiochirurgia pediatrica, quello stesso reparto che da oltre due mesi è al centro di una bufera giudiziaria e mediatica in seguito al decesso del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni e quattro mesi morto dopo un trapianto di cuore non riuscito. I sanitari del Bambino Gesù dovranno sostenere il team locale in un momento di particolare difficoltà, considerando che sette medici dell’ospedale partenopeo, tra i quali il cardiochirurgo Guido Oppido e la collega Gabriella Farina, sono iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di accusa di omicidio colposo.

La vicenda, che ha origine il 23 dicembre scorso quando il cuore destinato al piccolo Domenico arrivò da Bolzano in condizioni non idonee a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco al posto di quello tradizionale, un errore che di fatto bruciò l’organo rendendolo non impiantabile, ha scatenato reazioni contrapposte nell’opinione pubblica e tra i familiari di altri piccoli pazienti. Mentre la Procura di Napoli, con il pm Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, prosegue nel suo lavoro cercando di ricostruire l’esatta dinamica di quei momenti in sala operatoria, compreso l’inspiegabile anticipo dell’espianto del cuore malato di Domenico rispetto all’arrivo di quello nuovo, un gruppo consistente di genitori ha voluto far sentire la propria voce in difesa del professor Oppido. Sono centottantasei madri e padri di bambini cardiopatici, molti dei quali operati proprio al Monaldi, che hanno sottoscritto una lettera per esprimere solidarietà al chirurgo, un uomo che, come hanno tenuto a sottolineare, avrebbe dedicato anni della propria vita alla cura dei loro figli.

Questi genitori, nella loro missiva, replicano con tono acceso a chi, dall’esterno, si è permesso di giudicare l’operato del medico senza conoscere il dolore e la paura che accompagnano quotidianamente le loro esistenze. Raccontano di un’esistenza sospesa, fatta di ansie e angosce, e descrivono la condizione di un neonato che, sin dal primo respiro, deve essere collegato a macchinari e monitor, protetto da un’incubatrice. Sottolineano come chi valuta la situazione da fuori ignori completamente le trepidanti aspettative e i pianti di chi vive accanto a un letto d’ospedale. Tra loro, spiegano, ci sono anche genitori che hanno dovuto affrontare la perdita dei propri figli a causa di problemi cardiaci, un’esperienza che rende il loro sostegno al chirurgo ancora più meditato e lontano da qualsiasi superficialità. La loro presa di posizione arriva in un clima di forte tensione, dopo i numerosi post sui social e le dichiarazioni di altri specialisti che hanno invece invitato a fermare quella che percepiscono come una vera e propria caccia alle stregne contro i sanitari coinvolti nella procedura che ha portato alla morte del piccolo Domenico.

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