Carcere per chi maltratta gli animali, passa la legge Brambilla

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Roma – Il Senato ha dato il via libera definitivo alla riforma che modifica il Codice penale in materia di maltrattamenti animali, un testo già approvato dalla Camera e destinato a segnare una svolta nella tutela giuridica degli animali. Non più considerati semplici «beni» o oggetti di proprietà, ma esseri senzienti, portatori di diritti autonomi da proteggere. Una rivoluzione concettuale, attesa da vent’anni, che cancella l’ormai obsoleto riferimento al «sentimento dell’uomo verso gli animali», inserendo invece pene più severe per chi commette violenze contro di loro.

Tra le novità più significative, l’inasprimento delle sanzioni per i reati gravi: la reclusione potrà arrivare fino a quattro anni nei casi di sevizie o uccisione deliberata, con multe che toccano i 60mila euro. Un cambiamento epocale, che chiude un vuoto normativo storico, anche se – come sottolineato dalla Lav (Lega anti vivisezione) – permangono criticità. L’associazione, pur riconoscendo i progressi del testo, ha espresso riserve sulla sua effettiva capacità di garantire una protezione adeguata, frutto di un compromesso politico che ha lasciato fuori alcune proposte più ambiziose.

Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati e promotrice della legge, ha definito l’approvazione «una grandissima vittoria per l’Italia», sottolineando come il provvedimento ponga fine a «decenni di impunità» per crimini atroci. Il testo, che recepisce parte delle istanze avanzate dalle associazioni animaliste in collaborazione con magistrati e forze dell’ordine, introduce tutele estese a tutte le specie, non solo a quelle d’affezione. Resta però l’amarezza per chi avrebbe voluto un impianto ancora più incisivo, capace di colmare tutte le lacune emerse in anni di battaglie legali e inchieste.

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