Spread Btp-Bund, nuova risalita a 85 punti base con il rendimento oltre il 3,90%
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Redazione Economia
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La tregua, durata appena il tempo di un respiro tra lunedì e martedì, si è già dissolta negli scambi di apertura del 5 maggio. Lo spread tra i nostri Btp e i corrispondenti Bund tedeschi, dopo essersi temporaneamente assestato su valori meno tesi, ha ripreso a salire toccando quota 85 punti base. A determinare l’inversione di tendenza, che riporta il differenziale su livelli di pressione già sperimentati nei giorni precedenti, è stata la repentina recrudescenza delle ostilità in Medio Oriente; un’escalation, quest’ultima, che ha riacceso il timore di una crisi energetica destinata a prolungarsi ben oltre le previsioni ottimistiche degli analisti, colpendo in particolare le economie europee più esposte sul fronte dell’approvvigionamento di materie prime.
Rendimenti in corsa, il decennale italiano supera il 3,90%
Parallelamente all’allargamento dello spread, i rendimenti dei titoli di Stato italiani hanno ripreso la loro corsa al rialzo. Il Btp benchmark con scadenza decennale, in particolare, ha varcato nuovamente la soglia del 3,90%, attestandosi al 3,92% in linea con il movimento rialzista che ha coinvolto l’intera curva dei rendimenti europei. Solo nella seduta precedente, quella del 4 maggio, il differenziale si era chiuso a 84 punti base (dagli 82 di giovedì 30 aprile) con un rendimento finale al 3,92%; mentre lunedì, in apertura di settimana, si era registrata una timida flessione poi rapidamente riassorbita.
Il differenziale si assesta a 84 punti, poi la lieve correzione del rendimento
Per quanto riguarda gli sviluppi intraday della giornata del 5 maggio, occorre segnalare un iniziale momento di stabilità che ha visto lo spread attestarsi a 84 punti base in avvio di seduta, valore identico a quello registrato in chiusura del giorno precedente. Il rendimento sul decennale benchmark italiano, in quella prima fase, mostrava invece un lieve arretramento posizionandosi al 3,90% – un passo indietro rispetto al 3,92% della chiusura di ieri – segnale di un mercato ancora alla ricerca di un equilibrio precario. Tuttavia, la successiva impennata a 85 punti base ha dimostrato quanto sia fragile la percezione del rischio sovrano ogni volta che le tensioni geopolitiche tornano a infiammarsi.
Il fair value delle obbligazioni non è più considerato costoso
Un elemento che ha contribuito a modificare le valutazioni degli operatori, ed è emerso con chiarezza nei report di analisi, riguarda il rapido riprezzamento delle aspettative sui tassi di interesse. Le valutazioni obbligazionarie basate sui modelli di fair value, spiegano gli addetti ai lavori, non appaiono più costose come in passato; di conseguenza è venuto meno un fattore chiave che, negli ultimi sei mesi, aveva alimentato un orientamento fondamentalmente negativo verso i titoli di Stato. Un cambiamento che non ha però impedito allo spread di tornare a salire, a dimostrazione di come i fattori esogeni – prima fra tutti l’instabilità mediorientale – conservino oggi un peso superiore alle stesse metriche di valutazione interna.




