Tor Cervara, l’incubo della turista colombiana: sequestrata e violentata per tre giorni nel “palazzo del crack”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La richiesta di una dose di hashish, forse l’unico vero istante di ordinaria follia in una serata altrimenti tranquilla nella Capitale, si è trasformata in un viaggio di trenta minuti a piedi che – dalla zona di Termini – ha condotto la vittima verso un furgone, prima, e in un edificio fatiscente di Via Cesare Tallone, a Tor Cervara, poi. È lì che per la turista colombiana di 32 anni, arrivata a Roma solo dieci giorni prima dell’aggressione, si è materializzato l’inferno.
Una volta rinchiusa, la donna è stata stordita con un mix di acqua ed eroina e sottoposta a violenze sessuali ripetute per circa settantadue ore; cinque uomini, tutti senza fissa dimora e con precedenti specifici per droga e maltrattamenti, si sarebbero alternati in quegli abusi, minacciandola di morte qualora avesse tentato di fuggire.
La fuga disperata e i riscontri clinici
La prigionia si è interrotta solo quando la trentaduenne, approfittando di un attimo di distrazione dei suoi aguzzini, si è lanciata nel vuoto da un’altezza di almeno cinque metri all’interno dello stabile; l’impatto è stato attutito da un materasso circondato da cumuli di rifiuti, un dettaglio che, per quanto grottesco, le ha probabilmente salvato la vita.
In stato confusionale e seminuda, la donna ha corso verso la cancellata del complesso – lo stesso dove nel 2023 era stato consumato un omicidio rimasto irrisolto – ed è riuscita a scavalcare il cancello, fermando un’auto in transito per chiedere aiuto.
Trasportata d’urgenza al Policlinico Casilino, i medici hanno riscontrato sulla paziente lesioni inequivocabilmente riconducibili a violenza sessuale e uno stato di alterazione psicofisica compatibile con la somministrazione forzata di stupefacenti, elementi che hanno immediatamente innescato il protocollo per le vittime di violenza e l’intervento della Squadra Mobile.
Le indagini e il blitz nello stabile occupato
Nel corso del blitz coordinato dalla Procura di Roma, gli investigatori della Sezione IV – coadiuvati dal distretto Prenestino, dalla Polizia Scientifica e dall’Ufficio Immigrazione – hanno fatto irruzione nell’edificio di Via Tallone, un ex stabile ministeriale noto alle cronache come “palazzo del crack” e ormai ridotto a un ricettacolo di degrado. All’interno sono state identificate 22 persone di nazionalità extracomunitaria tutte in posizione irregolare sul territorio nazionale.
Per undici di loro è scattato un provvedimento di espulsione con contestuale trasferimento nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio di Ponte Galeria, Palazzo San Gervasio e Bari. Cinque uomini, le cui nazionalità risultano essere gambiana, maliana e nigeriana con età comprese tra i 29 e i 43 anni, sono stati invece riconosciuti dalla vittima attraverso un’identificazione fotografica e sono finiti in manette con l’accusa di violenza sessuale di gruppo aggravata dall’aver approfittato dello stato di minorata difesa della persona offesa.
La ricostruzione del rapimento e le zone d’ombra
Secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, l’incubo per la turista – che alloggiava in un hotel nei pressi della stazione Termini – era iniziato la sera del 19 maggio, all’uscita di un ristorante, quando un uomo l’aveva avvicinata proponendole dell’hashish. Dopo una mezz’ora di cammino nella periferia Est, il pusher l’avrebbe fatta salire con la forza a bordo di un furgone, sequestrandole cellulare e documenti per impedirle qualsiasi forma di reazione.
Le indagini della Squadra Mobile, però, non si sono limitate ai cinque fermati; risultano ancora in corso accertamenti sul coinvolgimento di almeno altri tre individui, tra cui proprio colui che l’ha adescata fuori dal ristorante, l’autista del furgone utilizzato per il trasporto e i potenziali proprietari o gestori dello stabile abbandonato che ha fatto da sfondo ai tre giorni di prigionia.




