Incendio a Tor Cervara, il rogo nel palazzo-ghetto e il giallo della proprietà

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una densa colonna di fumo, visibile a chilometri di distanza, ha segnato l’inizio della giornata nel quartiere di Tor Cervara, annunciando un nuovo, drammatico capitolo per l’edificio di via Cesare Tallone. Le fiamme, divampate nella prima mattinata, hanno rapidamente avvolto quello che un tempo avrebbe dovuto essere un garage condominiale, trasformato ormai da anni in una discarica abusiva di copertoni e materiale ferroso. I vigili del fuoco, giunti sul posto poco dopo le sette e trenta, hanno affrontato per ore l’incendio, utilizzando anche schiumogeno per domare un rogo che, oltre a minacciare la struttura, sollevava il concreto pericolo del rilascio di sostanze tossiche, tanto da rendere necessaria l’installazione di centraline dell’Arpa per il monitoraggio della qualità dell’aria.

Il giallo della proprietà e l'ipotesi dolosa

Mentre le operazioni di spegnimento dei focolai residui procedevano, lasciando allo scoperto lo scheletro annerito di un palazzo che, come si è appurato, risultava di proprietà della Banca Popolare di Milano, le indagini delle forze dell’ordine e degli stessi pompieri hanno iniziato a focalizzarsi sulle origini del fuoco. Fra le ipotesi più concrete, che i investigatori dovranno ora confermare o smentire, c’è quella del rogo doloso, un sospetto che getta un’ombra sinistra sulla vicenda e che si intreccia con le intricate questioni legate all’immobile. La sua vendita, un affare complesso data la situazione di degrado, rappresenta uno dei tasselli attorno al quale, inevitabilmente, si concentrerà l’inchiesta per stabilire se vi siano responsabilità umane, volontarie o colpose, dietro al disastro.

La vita sospesa negli "loculi" di cartone

All’interno del cortile, a una distanza di sicurezza dalla struttura ancora pericolante, una cinquantina di senzatetto attendevano in un silenzio carico di apprensione. Quelli che, con un termine che evoca una precarietà assoluta, vengono definiti “loculi” – piccoli ripari con pareti di cartone costruiti fra un solaio e l’altro – erano stati le loro uniche, misere abitazioni. Il rogo, che ha rischiato di trasformarsi in una strage considerando l’ora mattutina e l’alta frequentazione del luogo, li ha privati dei loro pochi averi, costringendoli a una nuova, immediata lotta per la sopravvivenza. Le verifiche dei soccorritori, per fortuna, hanno dato esito negativo riguardo alla presenza di persone coinvolte direttamente tra le fiamme, sebbene un uomo sia rimasto in gravi condizioni a causa dell’incidente.

La richiesta d'aiuto oltre l'emergenza

La tragedia ha portato alla luce, ancora una volta, le condizioni di un’area che i volontari della Croce Rossa del municipio V, densamente abitato e ricco di fragilità, non esitano a definire un “inferno”. Marzia Pierini, presidente del comitato locale della Cri, ha raccontato come l’impegno delle unità di strada, attive tre volte alla settimana, li porti spesso a contatto con gli abitanti del palazzo di via Tallone. Molti di loro, ha spiegato, hanno espresso il desiderio di abbandonare quel luogo, chiedendo un aiuto concreto per uscire da una spirale di droga e orrori che va ben oltre la semplice mancanza di una casa, una richiesta di fuga da un esistenza che l’incendio ha reso, se possibile, ancora più disperata.

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