Stellantis, confermati i piani per l'Italia: sette miliardi e Termoli al centro
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Redazione Economia
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Il confronto sul futuro dell'industria automobilistica nel paese si è riacceso oggi a Roma, nella sede del ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove si è tenuto il Tavolo Automotive presieduto da Adolfo Urso. A rappresentare il gruppo, chiamato a rispondere sulle strategie produttive e occupazionali in un mercato, quello italiano, da tempo in affanno, è stato Emanuele Cappellano, responsabile per l'Enlarged Europe & European Brands e per Stellantis Pro One. Cappellano, nel riconoscere apertamente la complessità del momento, ha tuttavia ribadito con forza il peso che l'Italia continua a ricoprire nei piani del colosso, nato dalla fusione di FCA e PSA, delineando un percorso di investimenti e di rilancio degli stabilimenti nazionali.
La centralità dello stabilimento molisano e gli investimenti fino al 2030
Proprio l'elencazione di questi impegni finanziari e industriali ha costituito il cuore dell'incontro, il quale, come spesso accade, è stato interpretato in maniera difforme dai vari partecipanti. La Regione Molise, rappresentata dal presidente Francesco Roberti e dall'assessore alle Attività Produttive Andrea Di Lucente, ha espresso una valutazione ampiamente positiva, sottolineando come siano arrivate conferme cruciali. In particolare, è stato ribadito lo stanziamento di sette miliardi di euro, una cifra già annunciata in passato ma sulla quale oggi sono state fornite maggiori delucidazioni temporali, collegandola a un orizzonte che si spinge fino al 2030. Un elemento chiave, per la politica locale, resta la "centralità" dello stabilimento di Termoli, destinato a ospitare, a partire dal 2026, la produzione dei nuovi motori ibridi e-DCT e, successivamente, quelli a norma Euro 7.
Le perplessità sindacali e il nodo della Gigafactory
Se da un lato le istituzioni territoriali hanno colto segnali di continuità, ben diversa è stata la reazione delle organizzazioni sindacali, uscite dall'incontro con il Mimit denunciando un carattere essenzialmente informativo e non risolutivo della riunione. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, infatti, alle dichiarazioni di principio non sarebbero seguite risposte concrete e dettagliate sulle tutele occupazionali e sui modelli specifici che verranno assegnati agli altri siti produttivi italiani, un tema delicato che interessa stabilimenti da Nord a Sud. A rimanere in una zona d'ombra, e a costituire un punto di frizione rilevante, è anche la questione della Gigafactory di Termoli, il progetto per una grande fabbrica di batterie la cui realizzazione appare ancora nebulosa e che i sindacati giudicano fondamentale per le prospettive a lungo termine dello stabilimento e dell'indotto.
Un quadro in evoluzione tra conferme e interrogativi aperti
Il tavolo di oggi ha dunque offerto due letture parallele e quasi antitetiche degli stessi annunci. Da una parte, l'ottimismo cauto di chi governa il territorio, confortato dal mantenimento degli impegni finanziari e dalla prospettiva tecnologica per Termoli; dall'altra, lo scetticismo di chi, rappresentando le maestranze, avverte la mancanza di passi in avanti negoziali su questioni vitali come gli assetti produttivi e le ricadute occupazionali immediate. Resta il fatto che Stellantis, attraverso il suo manager, ha formalmente riconfermato la volontà di investire nel paese, un dato che, sebbene non nuovo, assume un valore politico e simbolico non trascurabile in una fase di transizione tecnologica e di forte concorrenza internazionale. La traiettoria futura, tuttavia, dipenderà dalla capacità di tradurre queste intenzioni in piani industriali chiari e condivisi, sciogliendo i nodi che ancora permangono.




