All’Istituto neurologico Besta di Milano la nuova tecnologia a ultrasuoni per curare tremori e tumori cerebrali

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Redazione Salute Redazione Salute   -   All’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano è operativa da poche ore una tecnologia avanzata che promette di cambiare radicalmente l’approccio terapeutico ad alcune patologie neurologiche tra le più invalidanti, come il tremore essenziale e il Parkinson, ma apre la strada anche al trattamento di tumori cerebrali e malattie neurodegenerative. Si tratta del sistema MrgFUS Exablate Prime, finanziato da Regione Lombardia con un investimento di due milioni di euro, che il nosocomio milanese ha presentato ufficialmente oggi, mercoledì 18 marzo, alla presenza dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso. La procedura, il cui acronimo sta per Magnetic Resonance-guided Focused Ultrasound Surgery, rappresenta un’evoluzione significativa di una tecnica già sperimentata nello stesso istituto a partire dal 2019, quando una prima versione dell’apparecchiatura era stata donata dalla Fondazione Ravelli, consentendo in questi anni l’esecuzione di circa quattrocento interventi.

Il paziente sveglio e il paragone con il file informatico “corrotto”

La sostanza dell’innovazione risiede nella possibilità di intervenire su aree estremamente circoscritte del cervello senza ricorrere al bisturi, senza incisioni e senza anestesia generale, con il malato che rimane cosciente per tutta la durata del trattamento e può constatarne l’efficacia in tempo reale. Gli ultrasuoni focalizzati, guidati con precisione millimetrica dalla risonanza magnetica, generano un incremento termico localizzato che neutralizza i neuroni responsabili del tremore, e Roberto Eleopra, del dipartimento di Neuroscienze del Besta, ha utilizzato una metafora efficace per spiegare il meccanismo: si individuano quelle zone del cervello che funzionano in modo anomalo, quasi fossero dei file informatici danneggiati che bloccano l’intero sistema, e la loro neutralizzazione consente all’encefalo di tornare a svolgere regolarmente le sue funzioni. La scomparsa del tremore, che spesso impedisce azioni quotidiane semplici come portare un bicchiere alla bocca o scrivere, può verificarsi nel giro di pochi secondi, e questa immediatezza del risultato costituisce uno degli aspetti più sorprendenti per chi si sottopone alla procedura.

Le patologie trattate e il potenziale oncologico

L’applicazione principale, ad oggi, rimane il tremore essenziale, patologia che colpisce circa l’uno per cento della popolazione e la cui incidenza tende ad aumentare con l’avanzare dell’età, ma anche i tremori legati al morbo di Parkinson trovano in questa metodica un’opzione terapeutica di grande rilievo. La particolarità della nuova strumentazione, installata al Besta lo scorso dicembre e prima in Europa a offrire determinate integrazioni tra clinica e ricerca, risiede però nella sua versatilità: non ci si limiterà ai disturbi del movimento, ma si apriranno prospettive inedite per la cura dei tumori cerebrali, dove la capacità di colpire con precisione il tessuto malato risparmiando quello sano circostante rappresenta da sempre la sfida principale, e per patologie neurodegenerative come l’Alzheimer, ambito nel quale la ricerca sta muovendo i primi passi. In poche ore, dunque, un problema che condiziona pesantemente la qualità della vita può essere risolto, e la presa in carico da parte del servizio sanitario regionale, che coprirà i costi per i centocinquanta pazienti previsti ogni anno, garantisce l’accesso a cure d’avanguardia senza oneri aggiuntivi per i malati.

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