Al Besta il bisturi diventa un ricordo: per i tremori ora bastano gli ultrasuoni
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Redazione Salute
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L'atto chirurgico, nella sua accezione più tradizionale e invasiva, sta per essere consegnato agli annali della storia della medicina grazie a una rivoluzione silenziosa che ha il suo epicentro a Milano. All'Istituto Neurologico Carlo Besta, infatti, la lotta ai tremori invalidanti e ad altre patologie neurologiche si combatte ormai senza dover aprire il cranio né ricorrere all'anestesia generale, ma attraverso l'impiego di ultrasuoni focalizzati ad alta frequenza, una tecnologia che qualcuno, all'interno del dipartimento di Neuroscienze, ha paragonato all'operazione di eliminare un file corrotto in un computer per permettere al sistema di tornare a funzionare regolarmente. Il paziente, che rimane sveglio e cosciente durante l'intera procedura, può osservare in tempo reale la scomparsa del tremore che fino a pochi istanti prima gli rendeva impossibile compiere azioni semplici e quotidiane, il tutto senza che un singolo taglio venga praticato sulla sua pelle.
Una tecnologia che viene da lontano e che continua a evolversi
Non si tratta, è bene sottolinearlo, di una sperimentazione improvvisata o di un protocollo ai suoi albori: il Besta, centro di eccellenza a livello internazionale, esegue procedure di questo tipo dal lontano 2019, accumulando in sei anni un'esperienza notevole che conta quattrocento trattamenti portati a termine con successo. Il merito di aver dato il via a questa avventura tecnologica va ascritto alla Fondazione Ravelli, che donò all'epoca la prima apparecchiatura, la Exablate Neuro, dal costo di due milioni di euro, permettendo all'istituto milanese di diventare un pioniere in Italia per la cosiddetta MRgFUS, ovvero la chirurgia con ultrasuoni focalizzati guidati dalla risonanza magnetica. Oggi, però, si compie un ulteriore, decisivo passo in avanti: la Regione Lombardia ha infatti dotato l'ospedale del nuovo sistema Exablate Prime, una macchina di ultima generazione che promette di aumentare in maniera esponenziale il numero di pazienti trattabili, riducendo al contempo i tempi di ciascuna seduta operatoria di circa un terzo, facendole passare dalle tre ore e mezzo iniziali a circa due ore.
Il meccanismo d'azione e le differenze di frequenza
Ma come funziona, esattamente, questa sorta di intervento senza contatto? Il paziente viene posizionato all'interno di un grande macchinario per la risonanza magnetica, una sorta di tunnel in cui si entra sdraiati, e qui indossa un casco particolare composto da numerosi trasduttori in grado di emettere onde a ultrasuoni. È la risonanza stessa a guidare con precisione millimetrica il fascio di ultrasuoni verso la zona malata del cervello, spesso una piccola area nel talamo responsabile della genesi del tremore. La temperatura nel punto focale viene monitorata istante per istante: si inizia con un riscaldamento a 45 gradi, una soglia che produce un effetto reversibile, utile per verificare con il paziente stesso, al quale viene chiesto di compiere dei movimenti, di aver centrato il bersaglio giusto senza provocare effetti collaterali indesiderati. Solo quando la conferma arriva, si procede portando la temperatura a 55 gradi, ottenendo così un'ablazione definitiva e permanente del tessuto nervoso che causava il disturbo. Esiste poi una declinazione a bassa frequenza della stessa tecnologia, impiegata non per distruggere tessuto ma per rendere più permeabili i vasi sanguigni cerebrali, consentendo a farmaci chemioterapici, che altrimenti non potrebbero farlo, di oltrepassare la barriera emato-encefalica e raggiungere tumori maligni come il glioblastoma, del quale al Besta sono già stati trattati in via sperimentale due dozzine di casi.
Prospettive di impiego e impatto organizzativo
Le applicazioni attuali di questa tecnica riguardano principalmente il tremore essenziale, patologia che colpisce una percentuale significativa della popolazione anziana, e alcune forme di Parkinson in cui il sintomo predominante è il tremore, oltre al dolore neuropatico resistente ad altre terapie. Ma le potenzialità della MRgFUS sembrano andare ben oltre, aprendo scenari futuri per il trattamento di condizioni neurodegenerative complesse come la corea di Huntington e persino il morbo di Alzheimer, dove si potrebbe sfruttare la modalità a bassa frequenza per favorire la penetrazione di anticorpi monoclonali diretti contro la placca amiloide. Addirittura, si ipotizza un impiego in ambito psichiatrico per disturbi ossessivo-compulsivi gravi e depressione resistente ai farmaci. L'ingresso in servizio della Exablate Prime, che in Europa è presente in soli cinque esemplari, consentirà al Besta di programmare un numero di interventi che potrebbe attestarsi tra i 130 e i 150 all'anno, un volume di attività reso possibile non solo dalla maggiore rapidità della procedura ma anche dalla sua rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale, già deliberata a livello regionale.




