La sfida a Neuralink parte dagli ultrasuoni: così Merge vuole connettere il cervello senza bisturi
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Non è necessario forare il cranio e impiantare elettrodi nel tessuto cerebrale per stabilire un dialogo diretto con i neuroni, o almeno questa è la scommessa su cui si sta giocando la prossima partita dell'innovazione tecnologica. Mentre Neuralink, la società di Elon Musk, procede con i suoi impianti invasivi puntando alla produzione in serie dei chip, un fronte alternativo si sta organizzando intorno a una tecnologia che di medico ha già un lungo passato: l'ecografia. È in questo solco che si inserisce Merge Labs, la startup co-fondata dal numero uno di OpenAI, Sam Altman, che ha appena chiuso un finanziamento record da 252 milioni di dollari per sviluppare un'interfaccia cervello-computer (BCI) in grado di leggere e scrivere informazioni neurali usando gli ultrasuoni, evitando così i rischi e le complessità della neurochirurgia -3-8.
L'approccio di Merge Labs, così come riportato nelle prime dichiarazioni ufficiali e nelle ricostruzioni stampa, si basa su un principio fisico consolidato ma applicato a un obiettivo radicalmente nuovo. Se l'ecografia tradizionale rimanda un'immagine dei tessuti sulla base della riflessione delle onde sonore, l'ecografia funzionale mira a interpretare i mutamenti emodinamici del cervello: quando un'area neurale si attiva, il flusso sanguigno locale aumenta, e questo cambiamento può essere tracciato con una risoluzione spaziale persino superiore a quella della risonanza magnetica funzionale -2. Il vero salto di qualità, tuttavia, risiederebbe nella capacità di non limitarsi all'ascolto: gli ultrasuoni focalizzati, opportunamente calibrati, possono infatti modificare il potenziale di membrana dei neuroni, stimolandoli o inibendoli a distanza. Un meccanismo, questo, che permetterebbe di intervenire su circuiti cerebrali profondi – come il nucleo accumbens, area cruciale per i meccanismi di ricompensa – senza dovervi infilare un elettrodo, come hanno dimostrato recenti studi pubblicati su Nature Communications guidati dalla neuroscienziata Elsa Fouragnan, oggi consulente della stessa Forest Neurotech, l'organizzazione no-profit da cui Merge è stata srata -2-6.
La strada, per quanto promettente, è irta di ostacoli tecnici non indifferenti, e gli stessi ricercatori interpellati da testate specializzate come Nature invitano alla cautela. Il principale scoglio è rappresentato dalla lentezza intrinseca del segnale: misurare l'afflusso di sangue per dedurre l'attività neuronale introduce un ritardo fisiologico che potrebbe rivelarsi fatale per quelle applicazioni in cui la tempestività è tutto, come nel controllo di una protesi o nella sintesi vocale in tempo reale per un paziente paralizzato -2. Inoltre, la volta cranica rappresenta una barriera ostica per gli ultrasuoni, e sebbene non sia necessaria un'operazione a cielo aperto come per gli impianti di Neuralink, per ottenere una qualità del segnale decente potrebbe comunque rendersi necessario posizionare dei trasduttori sotto il cuoio capelluto, in fori praticati nell'osso, in una sorta di via di mezzo tra l'invasivo e il non invasivo che gli ingegneri chiamano "mini-invasivo" -2. Non si tratta quindi di evitare del tutto il chirurgo, ma di ridurre drasticamente il trauma e il rischio di rigetto.
Dalla Cina un'altra conferma: gli ultrasuoni sono la nuova frontiera
Che la direzione di marcia sia condivisa lo dimostra la contemporanea nascita di iniziative analoghe in altri poli tecnologici globali, a riprova del fatto che la competizione con Musk non si gioca solo sulla Silicon Valley. Nelle stesse settimane in cui Merge Labs annunciava il suo maxi-finanziamento, dalla Cina è emersa Gestala, una startup con sede a Chengdu che ha fatto della non-invasività il suo vessillo -5. Fondata da Phoenix Peng, ex CEO di BrainCo, l'azienda cinese punta a sviluppare un dispositivo a ultrasuoni per il trattamento del dolore cronico, per poi estendere le applicazioni a patologie neurologiche e psichiatriche più complesse. L'obiettivo dichiarato, in questo caso, è ancora più ambizioso: creare un casco portatile che i pazienti possano utilizzare a domicilio, sotto supervisione medica, per sessioni di neuromodulazione mirate -5.
L'interesse della comunità scientifica per queste applicazioni è testimoniato anche dalla mole di studi in uscita. Una recente revisione pubblicata su Ultrasound in Medicine and Biology ha catalogato gli effetti della stimolazione ultrasonica a bassa intensità (LIFUS) sulla plasticità cerebrale, evidenziando come questa tecnica sia in grado di favorire il rilascio di fattori neurotrofici e il consolidamento delle connessioni sinaptiche, aprendo scenari terapeutici per la riabilitazione post-ictus e per malattie neurodegenerative come il Parkinson -1. Non si tratta più, dunque, di pura fantascienza, ma di un campo di indagine che sta accumulando dati sempre più solidi, sebbene la stragrande maggioranza delle sperimentazioni sia ancora confinata ai modelli animali o a trial clinici su piccola scala. La vera sfida, tanto per Merge quanto per Gestala, sarà dimostrare che la risoluzione spaziale e la velocità di risposta degli ultrasuoni possono essere sufficienti per decodificare pensieri complessi e non solo per modulare stati emotivi o sensoriali elementari.




