Tumore alla prostata, all’ospedale di Poggibonsi il primo trattamento toscano con ultrasuoni senza bisturi
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Redazione Salute
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L’ospedale Campostaggia di Poggibonsi, che per chi non conoscesse la geografia sanitaria della Toscana si trova nel cuore del Valdelsa, ha segnato un punto di svolta nella terapia del tumore prostatico localizzato: vi è stato eseguito per la prima volta nell’intera Asl Toscana sud est – quella che copre le province di Arezzo, Grosseto e Siena – il trattamento denominato Hifu, acronimo di High-Intensity Focused Ultrasound. Una tecnica che, a differenza della chirurgia tradizionale, non richiede alcuna incisione, né tantomeno il ricovero prolungato che spesso accompagna gli interventi demolitivi sulla ghiandola. Si tratta piuttosto di un approccio che sfrutta gli ultrasuoni focalizzati ad alta intensità, i quali, come una sorta di lente termica invisibile, riescono a “bruciare” e neutralizzare la sola lesione tumorale, risparmiando i tessuti sani circostanti. Nessun bisturi, dunque, e nessuna delle conseguenze classiche legate al sanguinamento o alle infezioni post-operatorie.
Una procedura mininvasiva che cambia il recupero post-operatorio
La novità, che dall’azienda sanitaria non hanno esitato a definire “un nuovo passo avanti nella lotta contro le patologie oncologiche maschili”, risiede proprio nella capacità di questo macchinario di colpire il tumore in maniera estremamente precisa, guidato da immagini in tempo reale. Chi viene sottoposto a Hifu, va detto, non avverte dolore durante la seduta e, aspetto ancora più rilevante per chi deve riprendere presto le proprie attività, i tempi di recupero risultano drasticamente ridotti rispetto a quelli di una prostatectomia radicale. Nessuna degenza lunga, nessun catetere lasciato per settimane: il paziente, nella maggior parte dei casi, torna a casa dopo poche ore o al massimo dopo un giorno di osservazione. Ed è proprio questa la ragione per cui il reparto di Urologia del presidio valdelsano, diretto dal dottor George Benaim, ha deciso di investire su questa piattaforma tecnologica, ampliando così il ventaglio delle opzioni terapeutiche a disposizione di chi riceve una diagnosi di carcinoma prostatico confinato all’organo.
L’ingresso della Hifu nell’Asl Toscana sud est: un traguardo per l’urologia
Prima di questo intervento, va ricordato, nessun’altra struttura della Asl Toscana sud est poteva offrire ai propri assistiti una simile alternativa alle procedure invasive. L’ospedale Campostaggia diventa dunque un punto di riferimento non solo per i residenti del Senese, ma anche per quelli delle province di Arezzo e Grosseto, i quali finora dovevano eventualmente spostarsi verso centri universitari o strutture private fuori regione. La procedura Hifu, che è stata utilizzata in questo primo caso su una lesione localizzata – cioè ancora racchiusa all’interno della capsula prostatica – non preclude eventuali trattamenti successivi: se la malattia dovesse ripresentarsi, si può infatti ricorrere ad altre sessioni di ultrasuoni o, nei casi più complessi, alla chirurgia tradizionale, senza che l’approccio mininvasivo abbia compromesso le opzioni future. Una flessibilità che non guasta, considerata la natura spesso subdola di questa neoplasia.
Niente tagli, niente cicatrici: così gli ultrasuoni “bruciano” il tumore
Dal punto di vista strettamente tecnico, il trattamento sfrutta una sonda endorettale che emette fasci di ultrasuoni convergenti esattamente sul punto dove risiede la lesione. La temperatura, all’interno di quel minuscolo volume di tessuto, sale rapidamente oltre gli 80 gradi centigradi, provocando una coagulazione termica irreversibile: in parole povere, le cellule tumorali vengono letteralmente “cotte” e poi riassorbite dall’organismo nel corso delle settimane successive. Nessuna radiazione ionizzante, a differenza della radioterapia, e nessun rischio di incontinenza o di disfunzione erettile paragonabile a quello della rimozione completa della prostata, anche se – come precisano gli urologi – ogni caso va valutato singolarmente. L’intervento eseguito a Poggibonsi rappresenta quindi un’opzione concreta per quei pazienti con tumore in fase iniziale o intermedia, i quali cercano un equilibrio tra efficacia oncologica e qualità della vita dopo la cura.




