Deva Cassel e il nepotismo: “Se non lo si sa gestire, porta più infelicità che benefici”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un momento, nel bel mezzo del servizio fotografico a Parigi, in cui Deva Cassel chiede una pausa al fotografo. Esce di scena e poi ritorna, pochi minuti dopo, alla guida di un’Alfa Romeo rossa fiammante e indossando un abito elegante nonostante il gelo invernale di una via del nono arrondissement. La scena, con qualche curioso che si ferma a osservare i due attori intenti a fingere di ignorare il freddo per restare concentrati sull’obiettivo, è la rappresentazione visiva di una carriera che procede spedita tra moda e cinema, ma anche la metafora di uno sguardo, quello del pubblico, che non perde un dettaglio. Ed è proprio di questo sguardo che la figlia di Monica Bellucci e Vincent Cassel parla senza mezzi termini in una lunga intervista concessa a “Vanity Fair France”, dove il tema del nepotismo emerge con una consapevolezza che lascia intendere quanto quel luccichio negli occhi della gente possa, in realtà, nascondere insidie ben più profonde di quanto si possa immaginare.
Il peso di un cognome e la gestione della fama ereditaria
La parola “nepotismo” esce dalla bocca di Deva Cassel prima ancora che la giornalista abbia il tempo di formulare la domanda, segno evidente di quanto quel tema sia centrale nella sua esistenza di ventunenne che ha esordito a quattordici anni come modella per Dolce & Gabbana per poi affermarsi sulla scena internazionale della moda e, da ultimo, ottenere un ruolo di primo piano nella trasposizione cinematografica de “Il Gattopardo” per Netflix. Quando sei figlia di due icone del cinema mondiale, spiega la giovane attrice, sai bene che tutti ti aspettano al varco e che devi presentarti a ogni appuntamento professionale più preparata degli altri, più pronta, più lucida. “Il nepotismo”, dichiara testualmente Deva, “è qualcosa che la gente vede con il luccichio negli occhi”, ma attenzione, perché quel bagliore può ingannare: se non lo si sa gestire, quel presunto vantaggio “porta più infelicità che benefici”. Una riflessione che traccia un confine netto tra la percezione esterna di una strada spianata e la complessità reale di dover costruire un’identità artistica all’ombra di due genitori ingombranti, senza lasciarsi schiacciare dal confronto continuo.
Anastasia, il nuovo ruolo tra vibes alla Twilight e sfide professionali
Dopo aver interpretato Angelica nella serie tratta dal romanzo di Tomasi di Lampedusa, Deva Cassel si prepara ora a vestire i panni di Anastasia nella rivisitazione che il regista Alexandre Castagnetti ha realizzato de “Il fantasma dell’Opera”, un’operazione che lei stessa definisce con “vibes alla Twilight” a sottolineare la volontà di attualizzare il classico di Gaston Leroux in chiave contemporanea e rivolta a un pubblico giovane. Il film, la cui uscita è prevista per il 23 settembre 2026 in Francia, vede la giovane italofrancese condividere il set con attori del calibro di Romain Duris e con il danzatore étoile dell’Opéra national de Paris Guillaume Diop, in una produzione che intreccia elementi romantici e fantastici sullo sfondo della suggestiva cornice del Palais Garnier. Per Deva, che ha iniziato la carriera cinematografica con “La bella estate” nel 2023 e ha prestato la voce al personaggio di Ansia nella versione italiana di “Inside Out 2”, ogni nuova sfida rappresenta un tassello di un percorso che vuole costruire con metodo e senza fretta, consapevole che la parte più complicata del suo mestiere non è tanto ottenere un provino quanto affermare se stessa al di là del cognome che porta.
L’amore con Saul Nanni e la vita lontano dai riflettori
A bilanciare le pressioni del mestiere e l’attenzione costante dei media c’è la relazione con Saul Nanni, attore bolognese conosciuto proprio sul set de “Il Gattopardo” e diventato in breve tempo un punto di riferimento affettivo fondamentale per Deva. I due, che insieme affrontano la complicata equazione di due carriere nascenti e la notorietà dei rispettivi cognomi, hanno costruito un rapporto che alterna periodi tra Parigi e Roma e che li ha visti viaggiare insieme tra Brasile e Giappone, dove lui organizzò in segreto un tour per seguirla durante una sfilata di Dior. Saul, che recentemente a “Verissimo” ha definito quella con Deva la sua prima storia importante, ha raccontato di come l’incontro con i genitori di lei, Monica Bellucci e Vincent Cassel, sia avvenuto in modo naturale, quasi quotidiano, ridimensionando quell’aura di eccezionalità che circonda due figure pubbliche di quella statura e restituendo loro la dimensione più privata e autentica di genitori attenti e protettivi. La gestione della privacy, per una coppia così esposta, diventa una sfida costante, ma l’equilibrio sembra reggersi sulla capacità di distinguere tra il palcoscenico professionale e la quotidianità fatta di piccoli gesti, di complicità e di quella che Deva, parlando del nepotismo, definirebbe la gestione consapevole di un privilegio che, se non affrontato con la giusta testa, rischia di trasformarsi in un boomerang esistenziale.




