Omicidio alla Darsena di Ravenna, la lite tra senzatetto e quel punto di rottura per la sicurezza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia a Ravenna ha parlato di «punto di rottura non più tollerabile», e c’è da credergli se si osserva la sequenza di eventi che ha trasformato una normale domenica di aprile in una lunga notte di sangue. Prima il lancio di tegole da un tetto – episodio già di per sé gravissimo per l’incolumità pubblica – poi un fatto accaduto in ospedale, e infine, il culmine drammatico: un giovane di 29 anni, di origine senegalese, è stato ritrovato senza vita lungo via Antico Squero, con segni inequivocabili di violenza estrema. A poca distanza, un altro uomo, un trentaseienne del Mali, veniva soccorso mentre era ferito. La procura ha aperto un fascicolo, i carabinieri del comando locale hanno già avviato i primi rilievi scientifici sul posto, e la pista ciclabile della Darsena è stata immediatamente chiusa.

Un luogo dimenticato tra ruderi e silenzi

Il delitto è maturato in un angolo di città che i residenti stessi definiscono «marginale, quasi dimenticato». Siamo nella zona della Darsena, tra via Antico Squero e l’area dell’Autorità portuale, dove la città sembra dissolversi tra capannoni dismessi e vecchie abitazioni abbandonate. Secondo una prima ricostruzione investigativa – ancora al vaglio degli inquirenti – la lite sarebbe scoppiata nei pressi di un rudere in via Montecatini, poco prima che via Antico Squero piega davanti alla Raviplast, oltre il canale Candiano. Chi vive lì, tra quelle mura scrostate, descrive un'esistenza ai margini: «Qui vivono come fantasmi tra i ruderi», hanno detto alcuni, riferendosi a un sottobosco di senzatetto e migranti senza fissa dimora che popolano quelle aree dimenticate dalla manutenzione ordinaria e dal controllo quotidiano.

La ferita al collo e il ferito piantonato in ospedale

L’autopsia, che sarà disposta nelle prossime ore, dovrà chiarire con esattezza la dinamica della coltellata che ha reciso il collo del ventinovenne senegalese. Quello che già si sa è che l’arma da taglio – ancora formalmente ignota, benché gli investigatori abbiano circoscritto il raggio di ricerca – è stata usata con violenza tale da non lasciare scampo. A poca distanza, come accennato, i militari hanno trovato il trentaseienne maliano, ferito ma non in pericolo di vita: è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Ravenna, dove ora si trova piantonato, in attesa di essere interrogato. Non si esclude che possa aver assistito alla scena, o che vi abbia preso parte direttamente; i carabinieri stanno valutando ogni ipotesi, senza però formulare al momento alcuna accusa formale.

Testimoni e accertamenti: il giallo della lite tra senza fissa dimora

Il cuore dell’indagine, al momento, è tutto concentrato sulla ricostruzione della lite che avrebbe preceduto il colpo mortale. Stando a quanto emerso finora – e si tratta ancora di dettagli frammentari – il confronto violento sarebbe scoppiato per futili motivi, forse legati a questioni di spazi o risorse, in quel microcosmo fatto di baracche e giacigli di fortuna. I carabinieri stanno setacciando la zona, raccogliendo testimonianze tra i pochi residenti stabili e tra gli altri senza dimora che gravitano nell’area della Darsena. L’arma del delitto rimane il tassello mancante: potrebbe essere stata gettata nel canale Candiano o nascosta tra i ruderi. Le ricerche, coordinate dal comando provinciale, proseguono senza sosta. Quel che appare certo, agli occhi di chi indaga, è che non si sia trattato di un agguato premeditato, bensì di un’esplosione di violenza improvvisa, forse alimentata dall’alcol o dall’ennesimo litigio degenerato in tragedia.

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