Omicidio in darsena e tegole dal tetto, il consiglio comunale di Ravenna si spacca sulla sicurezza
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Redazione Interno
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La seduta di martedì 14 aprile a Ravenna, convocata per discutere di ordinaria amministrazione, è rapidamente deragliata verso un confronto aspro e senza filtri sulla sicurezza urbana. A innescare la miccia, lo si è capito dalle prime battute, sono stati due episodi di cronaca che, per gravità e prossimità temporale, hanno trasformato l’aula in un ring politico. Da un lato il ritrovamento del senza vita di un 29enne – una ferita da taglio al collo, secondo i primi rilievi – in via Antico Squero, lungo la pista ciclabile della Darsena; dall’altro il lancio di tegole da un tetto, avvenuto poche ore prima, che aveva già messo in allarme i residenti. A questi fatti, nel corso del dibattito, se n’è aggiunto un terzo: la morte di un 21enne sul lavoro, un’altra ferita che la città fatica a rimarginare.
Il punto di rottura secondo Fratelli d’Italia
Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia non ha usato giri di parole. L’hanno definita, quella di martedì, una “svolta inaccettabile” – o meglio, un punto di rottura oltre il quale, a loro dire, non si può più attendere. Hanno ricordato, uno dopo l’altro, i tre accadimenti: il 29enne trovato senza vita in un tratto di Darsena che molti conoscono bene, il ferimento di un 36enne originario del Mali (soccorso poco distante, al Moro di Venezia, e poi trasportato in ospedale dove ora si trova piantonato), e l’episodio delle tegole. Nessuna concessione alla retorica, hanno sottolineato i consiglieri, solo la richiesta di più controlli e di un coordinamento che, stando alle loro parole, finora avrebbe latitato.
Maggioranza e opposizione, il faccia a faccia in aula
Dall’altra parte dell’emiciclo, la maggioranza ha incassato le critiche senza replicare allo stesso modo, preferendo un approccio più prudente: ha parlato di strumenti già in campo e di riunioni già richieste con prefettura e forze dell’ordine. Il clima, però, si è fatto teso quando dall’opposizione è partita la richiesta di interventi immediati, quasi a voler tracciare una linea netta tra chi governa e chi, invece, chiede conto di una presunta lentezza amministrativa. Il dibattito, lungo e a tratti ripetitivo, non ha prodotto voti eclatanti né mozioni condivise, ma ha restituito l’immagine di una città che si sente esposta. A chiudere la discussione, un minuto di silenzio: osservato per le vittime, senza distinguo tra il 21enne morto sul lavoro, il 29enne della Darsena e il ferito di origine maliana – quest’ultimo, va detto, non in pericolo di vita secondo i referti ospedalieri.
I carabinieri e la pista della lite tra senza fissa dimora
Sul fronte giudiziario, intanto, i carabinieri del comando di Ravenna hanno chiuso via Antico Squero per ore, lasciando spazio ai sopralluoghi e ai rilievi del caso. Quel che emerge, con le cautele del caso, è una dinamica che ruota attorno a una lite – forse nata per futili motivi – tra due uomini senza fissa dimora. La vittima, il 29enne senegalese, e il ferito, il 36enne del Mali, si sarebbero affrontati nelle prime ore del 14 aprile; poi il coltello, o comunque l’arma da taglio, quella che ha reciso la vita del più giovane. Il 36enne, ricoverato e sotto sorveglianza, diventa così un testimone prezioso – o un sospettato – mentre i militari vagliano altre testimonianze e cercano l’arma, ancora non rinvenuta. Nessuna certezza, al momento, su cosa abbia scatenato la rissa: si lavora per ricostruire i minuti precedenti, quelli che separano una banale discussione da un omicidio.




