Bologna, la cittadinanza ad Albanese spacca il Pd
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Redazione Interno
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La decisione del consiglio comunale di Bologna, guidato dal sindaco Matteo Lepore, di conferire la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, continua a sollevare un acceso dibattito che attraversa trasversalmente il Partito Democratico, rivelando fratture e malesseri non più facilmente occultabili. Un riconoscimento, questo, che ha agito come un catalizzatore di tensioni preesistenti, portando alla luce divergenze profonde su temi di politica internazionale e sull'identità stessa di una forza politica chiamata a governare complesse dinamiche locali. Le critiche, che giungono da più voci, anche autorevoli, all'interno dello stesso schieramento di centrosinistra, non si limitano a questioni di merito ma investono l'opportunità politica di un gesto che appare ad alcuni come scollegato dalle urgenti necessità della città, strette fra la gestione dei cantieri e le manifestazioni di piazza.
Le voci dissonanti dentro il partito
Non è mancato, infatti, chi ha espresso perplessità in modo netto, come il deputato Andrea De Maria, il quale ha dichiarato senza giri di parole di non condividere "molte sue posizioni". Pur accettando l'esito del voto dell'assemblea civica, il suo intervento suona come un chiaro segnale di distanza da una scelta che fatica a essere digerita da tutta la compagine democratica. Una posizione, la sua, che riflette un disagio più ampio, tanto che persino un esponente come Arturo Scotto, reduce da una missione internazionale, ha preferito assumere un atteggiamento cauto, astenendosi dal giudicare pubblicamente l'operato della Albanese e limitandosi a riconoscere, in modo generico, il "lavoro egregio" da lei svolto nell'ambito delle Nazioni Unite.
La critica severa di Gianfranco Pasquino
La frattura però si è resa ancor più evidente con l'intervento di Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica, il quale ha criticato con forza l'iniziativa del partito. "Un partito che dà la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese è un partito che non avrà il mio voto", ha affermato Pasquino, in una dichiarazione che suona come un monito severo indirizzato non solo al Pd ma all'intera area progressista. Il politologo ha inoltre messo in guardia dalle derive di un certo attivismo, suggerendo la necessità di una sinistra che sia in grado di "sbloccare" situazioni piuttosto che alimentare dinamiche di protesta che, a suo avviso, rischiano di sfuggire al controllo di chi le promuove.
Le ombre sulle dichiarazioni della relatrice Onu
A complicare ulteriormente la posizione del Partito Democratico, già imbarazzato da alcune retromarce di altre amministrazioni comunali su analoghi tentativi di conferire onorificenze alla relatrice, si sono aggiunte le perplessità suscitate da alcune dichiarazioni della Albanese stessa. Particolarmente difficile da accettare per molti sono state le parole da lei riservate alla senatrice a vita Liliana Segre, giudicate da alcuni inopportune, le quali hanno contribuito ad alimentare le polemiche e a offrire il fianco a ulteriori critiche. Un contesto nel quale, nonostante la Albanese abbia tentato di chiarire le sue posizioni, le divisioni appaiono ormai strutturate e destinate a permanere, segnando un capitolo controverso per la politica cittadina e nazionale.




