Palladino non è felice del settimo posto e l’Atalanta già pensa al mercato, mentre il Genoa festeggia la salvezza
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Redazione Sport
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Zero a zero a Bergamo, e un pareggio che per l’Atalanta sa più di freno che di slancio. Raffaele Palladino, al termine della partita contro il Genoa – chiusa senza reti e con poche vere emozioni, a eccezione di una traversa colpita da Raspadori nella ripresa –, non ha usato giri di parole per descrivere il proprio stato d’animo. «Non sono felice del settimo posto – ha dichiarato l’allenatore – perché sono ambizioso». Una frase, questa, che contiene già il germe di una riflessione più ampia: il tecnico, pur riconoscendo il valore del percorso compiuto da quando è arrivato («siamo usciti da una situazione preoccupante e difficile»), non intende accontentarsi. «A fine stagione – ha aggiunto – faremo valutazioni con la società per costruire un’Atalanta ancora più forte». Un messaggio chiaro, rivolto tanto alla dirigenza quanto all’ambiente, in cui si legge la volontà di alzare l’asticella senza attendere gli sviluppi del calendario.
Il messaggio del riscaldamento e i giocatori che si risparmiano
Ma c’è un altro dettaglio, emerso dalle parole di Palladino, che merita attenzione: il riferimento al riscaldamento di Raspadori già nella prima frazione di gioco. «Era un messaggio – ha spiegato – ad alcuni giocatori in campo che un po’ si risparmiavano e non facevano quello che serviva in quel momento, compreso dare una mano a difendere». Un’ammissione, questa, piuttosto rara nel calcio italiano contemporaneo, dove le critiche pubbliche ai propri calciatori restano spesso un tabù. L’allenatore, invece, ha scelto la via dell’evidenza fattuale: c’è stato un calo d’intensità, una tendenza a gestirsi che lui non ha gradito, e lo ha fatto capire con un gesto tecnico – il riscaldamento di un giocatore dalla panchina – trasformato in segnale tattico. Nessun nome, ma il messaggio è arrivato chiaro a chi, in campo, avrebbe potuto e dovuto dare di più.
Il Genoa esce dall’incubo e festeggia sotto la curva
Dall’altra parte, invece, c’è un Genoa che ha costruito la sua salvezza con le unghie e con i denti. Cuore, tattica, attenzione, determinazione e sofferenza: sono questi gli ingredienti che Daniele De Rossi – alla guida dei rossoblù – ha saputo mettere insieme nei 95’ giocati al Gewiss Stadium. Il risultato finale, quel 0-0 che per i liguri vale quota 40 punti, ha innescato una festa immediata: sotto lo spicchio di tifosi (oltre 1.200 quelli arrivati da Genova) i giocatori sono andati a prendersi applausi e cori, in un abbraccio collettivo che suggella una rimonta iniziata mesi fa. Una salvezza che appare ormai ben più che virtuale, anche se la matematica non ha ancora emesso l’ultimo verdetto. Per l’Atalanta, invece, la situazione si complica: per agganciare la zona Europa (o quantomeno per conservare il settimo posto utile alla Conference League), servirà non solo vincere le proprie partite – a cominciare dal prossimo turno a San Siro contro il Milan – ma anche sperare che l’Inter batta la Lazio in finale di Coppa Italia.
Pisa-Lecce e la lotta per non affondare: il primo verdetto in arrivo
Mentre a Bergamo si ragiona di ambizioni e di rimpianti, la Serie A si prepara ad aprire la propria giornata con un match che profuma di retrocessione. Venerdì primo maggio 2026, alle 20.45, Pisa e Lecce scenderanno in campo con destini opposti ma ugualmente appesi a un filo. Per i padroni di casa, allenati da Hiljemark, l’eventuale sconfitta o anche un solo pareggio significherebbe retrocessione aritmetica in Serie B: una condanna che arriverebbe come primo verdetto ufficiale di questo campionato. I salentini, invece, navigano ancora in acque leggermente più sicure, grazie a quel punto di vantaggio sulla Cremonese terzultima. Il duello per l’ultimo posto che condanna – un faccia a faccia a distanza tra Di Francesco e Giampaolo, due allenatori abituati a gestire la pressione – potrebbe prolungarsi fino all’ultima giornata. Di certo, il campo dirà chi avrà la forza di reggere l’urto e chi, invece, dovrà preparare la valigia per la cadetteria. Zero gol a Bergamo, tanta tensione in Toscana e in Puglia: il primo maggio, per alcuni, sarà già un giorno di resa dei conti.




