La tangenziale di Napoli è la prima “smart road” italiana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Bastava parlare con gli automobilisti di passaggio, quelli intrappolati nel solito serpentone tra Fuorigrotta e il Vomero, per sentirsi rispondere che una strada intelligente – capace di dialogare con le auto e persino di prevenire le code – sulla carta esisteva già da tempo. Ora però quella promessa tecnologica ha smesso di essere un semplice esercizio di stile per diventare un certificato ufficiale.

Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha infatti consegnato il riconoscimento – in piena conformità con quanto previsto dal decreto ministeriale numero 70 del 2018 – ai vertici del Gruppo Autostrade per l’Italia, sancendo così un primato che guarda al futuro senza però dimenticare il passato recente dell’arteria partenopea.

Cos’è una smart road e quali tecnologie la abilitano

L’infrastruttura, gestita dalla società Tangenziale di Napoli, è stata letteralmente "parlante" con i viaggiatori già durante le fasi di test: sensori distribuiti lungo l’asfalto, portali intelligenti e telecamere connesse raccolgono dati in tempo reale – circa 3,5 milioni di rilevazioni al giorno – per ottimizzare i flussi e avvisare i mezzi che montano apparecchiature compatibili.

Un’evoluzione che non è solo teoria, visto che nei mesi scorsi, su un tratto di tre chilometri aperto al traffico, un’auto a guida autonoma fornita dal Politecnico di Milano ha ricevuto indicazioni sul limite di velocità dinamico, adeguandosi automaticamente alle indicazioni del centro di controllo.

Alla base di tutto c’è il cosiddetto “Dynamic Speed Limit”, un sistema sviluppato con il supporto tecnologico di Movyon (il polo di innovazione del gruppo Aspi) e modelli di traffico elaborati dall’Università Federico II: una sorta di onda verde digitale che, secondo le prime stime, potrebbe ridurre i tempi di percorrenza e le emissioni tra il 5 e il 15%, senza dimenticare un possibile calo degli incidenti dal 10 al 30%.

Il contesto normativo e il ruolo degli attori coinvolti

La certificazione arriva a valle di un iter preciso, quello disegnato dal decreto ministeriale 70 del 2018, che per la prima volta in Europa ha permesso di “bollinare” un’infrastruttura come conforme agli standard della guida connessa e automatica. Il progetto coinvolge, oltre al Mit e alla concessionaria, anche il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile (Most), mentre l’aspetto operativo è stato curato da Movyon, che ha già iniziato a estendere la copertura in fibra ottica e le antenne dedicate lungo l’intero tracciato.

Durante il sopralluogo che ha accompagnato la consegna del documento – un’ispezione sul campo voluta dal sottosegretario Tullio Ferrante insieme ai direttori generali del dicastero – sono state visionate le sale operative di Fuorigrotta, dove gli algoritmi elaborano i dati per prevenire la formazione di code prima ancora che queste si manifestino.

La rivoluzione silenziosa di un’autostrada urbana

Negli anni Sessanta – quando Napoli sognava di allargare i propri confini per non restare immobile e soffocare – nessuno avrebbe immaginato che un’autostrada urbana potesse diventare il laboratorio della mobilità nazionale, eppure è proprio quella la direzione intrapresa. Oggi il “dialogo” tra asfalto e veicoli non è più fantascienza, anche se circolare con auto senza conducente rimane vietato dalla legge: un paradosso solo apparente, perché il divieto non dipende dall’infrastruttura (che è pronta), bensì da un quadro normativo che dovrà recepire queste novità.

La tangenziale, insomma, parla già un linguaggio digitale, ma toccherà agli esseri umani – a chi guida, a chi progetta leggi e a chi gestisce la sicurezza – decidere come e quando utilizzare al meglio questa nuova voce.

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