Lamezia, al via la campagna per il 'No' alla riforma della giustizia
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Redazione Interno
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Il Comitato “Difendiamo la Costituzione” di Lamezia Terme ha dato il via, nella serata di sabato 27 dicembre lungo il Corso Giovanni Nicotera, alla raccolta firme per il referendum contro la riforma dell'ordinamento giudiziario voluta dal governo. Attraverso un gazebo allestito sull'isola pedonale, i volontari hanno illustrato ai cittadini, molti dei quali si sono soffermati per ascoltare e porre domande, le ragioni del loro fermo opporsi a quella che definiscono una modifica destinata a stravolgere i principi cardine della Carta costituzionale. “La nostra Costituzione, che consideriamo la più bella del mondo”, fanno sapere dal Comitato, “vedrebbe intaccati i suoi fondamenti, a partire dal delicato equilibrio dei poteri e dall’indipendenza della magistratura, qualora questa riforma dovesse essere confermata”. Un’iniziativa che, seppur locale, si inserisce in un dibattito nazionale ormai infuocato, destinato a occupare la scena pubblica per i prossimi mesi.
La controparte: una battaglia antica per un processo più giusto
Dall’altro lato della barricata, numerosi sono gli schieramenti che invece sostengono con convinzione la necessità del cambiamento, considerandolo un passo storico e doveroso. Gli avvocati di Fermo, per esempio, hanno preso una posizione netta: Simone Mancini, presidente della Camera penale della città, ha ricordato come la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri sia un obiettivo perseguito fin dalla fine degli anni Ottanta. “Non si tratta di una battaglia politica”, ha precisato Mancini, “ma di una questione di diritto e di giustizia che ci coinvolge direttamente in quanto avvocati. Crediamo fermamente che questa modifica, la cui attuazione abbiamo sempre invocato, sia indispensabile per garantire un processo davvero giusto e imparziale”. Una posizione, la sua, che rimanda allo slogan ufficiale della campagna referendaria governativa: “Votare sì per un processo giusto”.
Il quadro normativo e il referendum confermativo
L’oggetto dello scontro è la legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre del 2025. Come previsto dall’articolo 138 della Costituzione, trattandosi di una revisione costituzionale approvata con una maggioranza inferiore ai due terzi delle Camere, è soggetta a referendum confermativo, la cui data probabile è stata indicata per il marzo del 2026. La riforma, che tocca articoli fondamentali come il 104, introduce una netta separazione tra le funzioni giudicanti e quelle requirenti, istituendo percorsi di carriera distinti per i magistrati giudicanti e per quelli del pubblico ministero, i quali, secondo il nuovo testo, godrebbero di “autonomia esterna” pur rimanendo nell’ambito dell’ordine giudiziario.
La difesa della riforma: non contro le toghe, ma per il cittadino
I sostenitori della riforma respingono con forza l’accusa di voler indebolire la magistratura, definendola anzi uno strumento per rafforzare le garanzie dei cittadini. “Non è una legge anti toghe”, si sottolinea da più parti, anche da chi, come alcuni commentatori di area meridionale, riconosce il debito storico verso il coraggio di molti magistrati nella lotta alla criminalità organizzata. La modifica, si argomenta, non mina l’unità della giurisdizione ma anzi la rafforza, precisando ruoli e competenze per evitare qualsiasi confusione di funzioni che potrebbe ledere l’imparzialità del giudice. La creazione di una Corte disciplinare distinta dalla CSM, poi, viene presentata come un ulteriore tassello a garanzia di un sistema più trasparente ed efficiente, dove il cittadino possa sentirsi maggiormente tutelato in ogni fase del procedimento.




