La sfida del taxi su rotaia: il prototipo RailEvo si svela a Trento tra entusiasmo e scetticismo tecnico

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Era stato annunciato come una piccola rivoluzione in scala 1:1, capace di fondere la flessibilità di un’automobile con l’efficienza del treno, ed ecco che martedì 28 aprile, all’Auditorium di Trentino Trasporti, il prototipo è stato effettivamente svelato. Si chiama RailEvo -3-8, questo mezzo compatto a guida autonoma che alcuni hanno già ribattezzato “taxi ferroviario”, e nasce dalla sinergia tra una giovane startup locale, l’hub tecnologico di Rovereto e la Provincia Autonoma di Trento. Presentato alla presenza degli assessori Mattia Gottardi e Achille Spinelli -3-8, il veicolo – che potrà trasportare fino a sei passeggeri a una velocità di cento chilometri orari – si propone di ridisegnare il trasporto pubblico laddove i binari, spesso singoli e talvolta in disuso, rappresentano più un vincolo che una risorsa. L’idea, infatti, è quella di permettere la circolazione simultanea in entrambe le direzioni su una larghezza finora destinata a un solo vagone tradizionale -1-4, azzerando di fatto i tempi morti di attesa grazie a un sistema di prenotazione immediata via applicazione.

L’ingegneria del nuovo mezzo e il rebus della convivenza sui binari

A guardare i numeri diffusi durante la presentazione, il progetto poggia su basi tecniche innegabilmente affascinanti. L’architettura del mezzo, ispirata a criteri di efficienza aerodinamica, sfrutta il contatto ferro su ferro – dieci volte meno dispersivo rispetto alla gomma sull’asfalto – per raggiungere un consumo irrisorio di soli 3 kilowattora ogni cento chilometri. Le sue ruote speciali, le cosiddette *mecanum wheels*, gli consentirebbero persino di scendere dal binario autonomamente per raggiungere una stazione di ricarica. Tuttavia, mentre i tecnici della Fondazione Bruno Kessler lavorano alla gestione automatizzata del traffico cooperativo, un nodo cruciale rimane sul tavolo e riguarda la sicurezza dell’esercizio. La nota inviata all’Agenzia Opinione dal Comitato Mobilità Sostenibile Trentino esprime infatti più di una perplessità, ricordando come anche per il più semplice “Tram Treno” siano state necessarie norme ad hoc da parte dell’ANSFISA. In parole povere, il dubbio è se una navicella leggera da 1.400 chili possa condividere – o anche solo incrociare – la stessa traccia d’acciaio di un convoglio pesante senza incorrere in rischi di collisione o in costi di attrezzaggio proibitivi.

Il bivio tra mobilità collettiva e servizio personalizzato su rotaia

Non si tratta solo di fisica applicata o di sistemi di frenata, ma anche di una sostanziale divergenza filosofica su cosa debba essere il trasporto pubblico. Gli ideatori di RailEvo, raccogliendo la sfida dei 13mila chilometri di linee inutilizzate in Europa, immaginano un futuro in cui il pendolare diventi un utente on demand, capace di chiamare un mezzo condiviso (o riservato a pagamento) esattamente come si fa oggi con un Uber o un taxi cittadino. Per il Comitato, invece, questa visione rischia di violare un paradigma irrinunciabile: quello secondo cui la ferrovia, per definizione, è un servizio di massa, rigido e controllato centralmente, dove non c’è spazio per derive individualistiche che trasformano l’infrastruttura collettiva in un’autostrada privatizzata. È il vecchio conflitto, insomma, tra l’efficienza logistica dell’auto e la socialità vincolante del treno, riproposto su un campo di battaglia largo poco più di un metro e mezzo.

Il protocollo di intesa e la prova su rotaia che verrà

Nonostante i mugugni che arrivano dai comitati ambientalisti locali, il carrozzone istituzionale sembra procedere a pieno regime. RailEvo può contare su un protocollo d’intesa con Trentino Trasporti e su un partner industriale di peso come la Valente S.p.A., colosso ultracentenario della movimentazione su rotaia che ha già deciso di entrare nel capitale della startup. Il prossimo passo – che farà certamente chiarezza sulla tenuta pratica del modello – sarà la sperimentazione su una tratta reale, verosimilmente un vecchio sedime dismesso o sottoutilizzato, dove si potrà verificare se l’assale brevettato regge l’urto del mondo reale. Ciò che finora sembra mancare, a guardare la faccenda da fuori, non è tanto la volontà politica o l’ingegno progettuale, quanto piuttosto una normativa organica che disciplini questa nuova categoria ibrida di rotabile: né treno, né automotrice, né tram, ma qualcosa che di tutti e tre conserva frammenti e promesse.

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