Festival di Venezia 2026, tra star del cinema e il ritorno degli Oasis: gli 83 anni della Mostra si accendono al Lido

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L'83ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre, si appresta a calcare il palcoscenico con un parterre di ospiti che unisce il fascino senza tempo delle leggende hollywoodiane alla scossa mediatica di un evento musicale che sembra arrivare da un'altra galassia.

Se da un lato la laguna si prepara ad accogliere i consueti riti di inizio autunno, con il tappeto rosso che brillerà sotto i riflettori di una kermesse ormai consueta ma sempre capace di sorprendere, dall'altro il programma di quest'anno si distingue per una scelta di ospiti che privilegia decisamente l'esperienza e la caratura internazionale dei nomi più affermati, piuttosto che cedere al richiamo spesso effimero dei divi della Generazione Z.

La serata inaugurale del 2 settembre sarà un evento nell'evento, con il Leone d'Oro alla carriera che verrà consegnato a due interpreti del calibro di George Clooney ed Ellen Burstyn, un riconoscimento che sottolinea il profondo legame del festival con il cinema d'autore e di qualità, e che vedrà la presenza attrice Laura Dern a fare gli onori di casa per accogliere il collega e amico Clooney.

Ink e i titoli che accendono la competizione

A dare il via alle danze sarà il nuovo attesissimo lavoro di Danny Boyle, regista premio Oscar per The Millionaire, che presenterà in anteprima mondiale il suo ultimo film intitolato Ink, un'opera che da sola giustificherebbe l'attenzione dei media e degli addetti ai lavori, ma che si inserisce in un contesto di concorso ricchissimo e variegato.

Con ben 89 lungometraggi in programma, la selezione di quest'anno offre uno spaccato interessante delle tendenze cinematografiche contemporanee, sebbene il dibattito critico si sia già acceso intorno a due questioni spinose che rischiano di offuscare il luccichio del festival.

La prima riguarda la scarsa rappresentanza femminile tra i registi in concorso, una mancanza che ha sollevato più di una polemica negli ambienti della critica e tra le associazioni di categoria; la seconda, invece, tocca un tasto ancor più delicato, ovvero l'assenza di pellicole provenienti dal cinema palestinese, circostanza che ha alimentato il timore, più o meno velato, di una censura di natura politica o di una scelta curatoriale troppo cauta e allineata alle attuali sensibilità internazionali.

Il red carpet e il ritorno dei fratelli Gallagher

E mentre le polemiche fanno da contraltare alle proiezioni, il fascino indiscutibile della passerella veneziana sarà alimentato dalla presenza di altre colonne del cinema mondiale: Russell Crowe, John Malkovich e Al Pacino sono solo alcuni dei nomi che calcheranno il red carpet, regalando agli spettatori e ai fotografi l'immagine di un cinema che non teme il confronto con il tempo e che anzi trova nella maturità artistica la sua ragione d'essere.

Ma a rubare la scena, almeno sul fronte dell'attenzione mediatica e della febbre da biglietti, ci penseranno due fratelli che con il cinema hanno poco a che fare, se non come protagonisti di un documentario: Noel e Liam Gallagher, ex anima degli Oasis, saranno a Venezia sabato 5 settembre per la presentazione di Don't look back in anger, il film di Dylan Southern e Will Lovelace che racconta la loro storica tournée di reunion del 2025. L'appuntamento è fissato per le 21.30, dopo una giornata che li vedrà protagonisti di una conferenza stampa mattutina alla darsena del Casinò, e i biglietti per assistere a questa proiezione speciale, inserita nella sezione Venice Open-Fuori Concorso, sono andati esauriti in pochi minuti, a testimonianza di quanto la loro popolarità sia rimasta intatta nonostante gli anni e le traversie.

Eventi e polemiche sullo sfondo della kermesse

Oltre alle proiezioni ufficiali e alle passerelle, il Lido si trasformerà come sempre in un crocevia di eventi paralleli, party esclusivi e incontri segreti organizzati dai grandi brand del lusso e dell'intrattenimento, che trovano in questi dieci giorni di festival il palcoscenico ideale per lanciare le loro campagne e intrattenere i vip.

La presenza di star del calibro di Clooney e Burstyn, unita al carisma di attori come Malkovich e Pacino, crea un mix perfetto per gli organizzatori, che tuttavia devono fare i conti con un clima di critica che ha già preso di mira la direzione artistica, accusata di aver costruito un programma troppo sbilanciato sul genere maschile e di aver ignorato volutamente alcune istanze politiche del cinema contemporaneo.

In questo scenario, l'arrivo dei fratelli Gallagher rappresenta una sorta di valvola di sfogo per il pubblico più giovane, o semplicemente per chi ha nostalgia di un'epoca in cui il britpop sembrava poter cambiare le sorti della musica, e la loro storia di rancori e riconciliazione, raccontata sul grande schermo, si inserisce perfettamente nel filone delle narrazioni a lieto fine che il festival, negli ultimi anni, ha imparato a cavalcare con successo.

Il programma è fitto, le aspettative altissime e le polemiche, come sempre quando si parla di arte e politica, non mancheranno di fare da sfondo a un'edizione che si preannuncia memorabile per la qualità dei suoi ospiti e per la capacità di tenere insieme, in un abbraccio ideale, il cinema d'autore e il rock più iconico del decennio scorso.

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